Bergamo, senzatetto arrestato per resistenza: condanna e appello per un posto in dormitorio

Un uomo di 46 anni, senza fissa dimora e irregolare, è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e condannato a 5 mesi e 10 giorni con pena sospesa. La giudice chiede un aiuto concreto per affrontare la sua marginalità.

Nella serata di venerdì 11 gennaio, la Polizia Locale di Bergamo ha arrestato M.D., un 46enne indiano senza fissa dimora, per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, noto in via Locatelli per dormire all’esterno della chiesa di San Marco e Santa Rita, ha dato in escandescenza durante una funzione religiosa, costringendo gli agenti a intervenire dopo l’allarme lanciato dal sacrestano.

L’arresto e l’episodio in chiesa
M.D., in stato di ebbrezza, avrebbe brandito una lattina schiacciata minacciando gli agenti. Durante l’intervento, ha anche tentato di sottrarre la pistola a uno di loro. Portato in aula il giorno successivo, ha dichiarato di non ricordare l’accaduto, attribuendo tutto all’alcol.

La sentenza e le decisioni della giudice
La giudice Sara De Magistris, pur riconoscendo la gravità dell’episodio, ha considerato la situazione di emarginazione e l’incensuratezza dell’uomo. M.D. è stato condannato a 5 mesi e 10 giorni di carcere con pena sospesa, con l’applicazione delle attenuanti generiche. La Procura aveva richiesto il divieto di dimora in provincia, ma questa misura non è stata accolta.

La giudice ha anche chiesto alle autorità di indirizzare l’uomo verso un dormitorio, come quello del Galgario, per aiutarlo a uscire dalla sua condizione di estrema marginalità. Tuttavia, M.D. avrebbe già espresso il rifiuto di usufruire di questa possibilità.

Espulsione e futuro incerto
Oltre alla condanna, è stato disposto il provvedimento di espulsione. Questo aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda, considerando la mancanza di documenti regolari e la difficoltà nel gestire situazioni simili.

Un caso che riaccende il dibattito sulla marginalità
L’episodio evidenzia le difficoltà legate alla gestione delle situazioni di disagio sociale. La presenza di persone senza fissa dimora nei pressi di luoghi pubblici e di culto pone interrogativi sulla necessità di interventi più strutturali per affrontare il problema della marginalità. La richiesta della giudice di trovare una sistemazione per l’uomo al dormitorio è un appello a fornire risposte non solo legali, ma anche sociali.

 

Redazione

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