A un anno dall’omicidio di Diego Rota, avvenuto il 25 gennaio 2024 a Martinengo, emergono nuovi sviluppi giudiziari. Caryl Menghetti, 45 anni, lo colpì con 17 coltellate, convinta che appartenesse a una setta di pedofili e che volesse fare del male alla loro figlia. La donna era stata ricoverata la mattina stessa al pronto soccorso di Treviglio, dove una psichiatra, dopo averla visitata e consultato un’altra collega, la dimise prescrivendole una cura farmacologica.
Ora la psichiatra che firmò la dimissione è indagata per omicidio colposo. Il gup, oltre a disporre il rinvio a giudizio della Menghetti per omicidio volontario aggravato dal rapporto di coniugio, ha ordinato la trasmissione degli atti al pm Laura Cocucci, che ha aperto un fascicolo per valutare eventuali responsabilità sanitarie. Le indagini sulla posizione della dottoressa sono ancora in corso.
Nuova perizia sulla pericolosità sociale
Martedì 28 gennaio, durante l’udienza di smistamento del processo, la Corte d’Assise di Bergamo ha disposto una nuova perizia psichiatrica per accertare se l’imputata sia ancora socialmente pericolosa. L’incarico è stato affidato agli psichiatri Sergio Monchieri e Francesca Bettini, già autori della prima perizia che aveva stabilito come la donna, pur essendo incapace di intendere e volere al momento del delitto, fosse comunque idonea a stare in giudizio. I periti presenteranno il loro nuovo rapporto il 14 febbraio, data della prossima udienza.
I giudici hanno inoltre ammesso l’esame dell’imputata, che verrà sentita una volta resi noti i risultati della nuova perizia. La difesa, rappresentata dall’avvocato Danilo Buongiorno, ha sottolineato come il processo dovrà concentrarsi esclusivamente su questo punto, dato che la dinamica del delitto e il vizio totale di mente sono già accertati.
Momenti di commozione in aula
Durante l’udienza, Caryl Menghetti, attualmente detenuta nella Rems di Castiglione delle Stiviere, ha potuto incontrare i suoi familiari. Il padre della donna l’ha abbracciata tra le lacrime, in un momento carico di emozione. Presenti in aula anche i parenti di Diego Rota.
Le parti civili ammesse al processo sono il fratello della vittima, rappresentato dall’avvocato Domenico Aiello, la sorella con l’avvocato Chiara Calcagno e la figlia della coppia, affidata a una zia paterna, con l’avvocato Simona Prestipino.
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