Contratti firmati, acconti versati, promesse di consegna mai rispettate e un danno economico che, secondo le prime stime, si aggirerebbe attorno ai 200 mila euro. È quanto emerge dalla vicenda nota come “truffa della pergola”, un presunto raggiro che avrebbe colpito decine di cittadini tra Lombardia e Sardegna, orchestrato – stando alle denunce – da ditte fantasma con legami tra Milano e la provincia di Bergamo.
A raccontare la propria esperienza è Anton Stefano Brambilla, 53 anni, residente nel Milanese, che ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri di Corsico lo scorso 27 settembre. Secondo quanto riferito, l’uomo avrebbe versato 13.500 euro per l’installazione di una pergola sul terrazzo di casa. Il contatto con l’azienda era avvenuto online, e a proporre l’offerta sarebbe stato un 59enne di Villongo, nel bergamasco, indicato come rappresentante commerciale.
I primi sospetti emergono già durante il sopralluogo, quando il venditore mostra il modello della pergola su un tablet, senza nemmeno usare strumenti per rilevare le misure. Brambilla firma comunque un contratto il 15 marzo, intestato a un’altra società, con sede legale a Milano, ma senza sede operativa. Prevede un acconto immediato di 6.750 euro e il saldo al momento della presunta spedizione del materiale.
Pochi giorni dopo, arriva la richiesta del saldo completo: “Dicevano che la pergola era pronta in Sardegna e doveva solo essere consegnata – racconta Brambilla – ma non mi hanno mai mostrato una foto dell’oggetto, sostenendo che fosse già imballato”. Fidandosi delle rassicurazioni, l’uomo versa altri 6.750 euro, senza però ricevere nulla.
A quel punto iniziano le scuse, via messaggi, mail e telefonate: mancano i montatori, l’azienda è in ritardo, a breve comunicheremo una data. Arriva perfino la voce di un presunto legale, che avrebbe rassicurato Brambilla, senza poi dare seguito ad alcuna comunicazione.
Il 53enne decide allora di approfondire, scoprendo che la brochure ricevuta in fase di trattativa apparteneva in realtà a un’altra azienda, la quale – per iscritto – ha smentito qualsiasi legame con il soggetto bergamasco.
Con il passare delle settimane, Brambilla scopre di non essere l’unico: sarebbero oltre trenta i casi simili, per un ammontare totale di circa 200 mila euro, stando a quanto dichiarato. I presunti truffatori non avrebbero fornito risposte nemmeno alle PEC inviate dagli avvocati delle vittime.
La prima udienza è fissata per il 9 giugno al Tribunale di Milano. La procura sta ora valutando le connessioni tra le società coinvolte, la reale identità dei titolari e la possibile configurazione di reati quali truffa aggravata e associazione per delinquere.
Secondo quanto emerso, l’uomo di Villongo risulterebbe amministratore di una società presente solo in visura camerale, priva però di qualunque attività operativa tangibile. Una strategia che si sarebbe ripetuta in più occasioni, utilizzando prestanome e aziende fantasma per raggirare clienti interessati a lavori edili o di ristrutturazione.
Brambilla, come altre presunte vittime, chiede ora giustizia e maggiore attenzione pubblica su un sistema di truffa che potrebbe aver colpito anche altri soggetti ancora ignari. “So che sarà difficile recuperare il denaro, ma voglio che queste persone rispondano delle loro azioni davanti alla legge”, ha dichiarato.
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