Solo 20 medici di base hanno accettato l’incarico in Bergamasca su 427 posizioni offerte dal recente bando regionale per gli ambiti carenti. Un risultato ampiamente previsto dagli addetti ai lavori, che evidenzia una crisi strutturale nella medicina generale, resa sempre più profonda da un mestiere percepito come poco attrattivo e dalle difficoltà organizzative sul territorio.
Un bando record, ma con numeri gonfiati
Pubblicato a fine marzo, il bando regionale proponeva un numero eccezionale di incarichi: 61 per l’area dell’ASST Papa Giovanni XXIII, 162 per Bergamo Est e 204 per Bergamo Ovest. Tuttavia, i numeri effettivi erano “gonfiati” da un nuovo metodo di calcolo, che ha abbassato il rapporto ottimale tra medico e pazienti da 1.500 a 1.200 residenti, includendo inoltre posizioni legate alla Continuità assistenziale (ex Guardia medica) e ad altri servizi sanitari. In passato, con il sistema delle “carenze mirate”, le posizioni aperte erano meno di un quarto.
Nonostante ciò, il dato finale resta allarmante: meno del 5% delle posizioni è stato coperto, lasciando gran parte del territorio ancora scoperto.
Dove andranno i nuovi medici
I professionisti selezionati hanno ora 90 giorni di tempo per aprire i propri ambulatori nei territori assegnati. Le ripartizioni sono le seguenti:
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ASST Papa Giovanni XXIII: 3 medici – due per l’ambito di Bergamo e hinterland (Ponteranica, Sorisole, Torre Boldone, Gorle, Orio al Serio), uno per la Valle Imagna (17 Comuni).
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ASST Bergamo Est: 5 medici – distribuiti tra Clusone, Costa Volpino-Rogno, Grumello del Monte, Sarnico, e Trescore con i paesi limitrofi.
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ASST Bergamo Ovest: 12 medici – di cui quattro destinati a Dalmine, altri negli ambiti di Ponte San Pietro, Sotto il Monte, Curno, Boltiere, Arcene, Treviglio e la Bassa bergamasca.
Alcune zone altamente critiche, come la Val Brembana e l’area di Villa d’Almè, restano in difficoltà, nonostante la presenza di ambulatori medici territoriali temporanei che cercano di tamponare la situazione.
La denuncia dei medici: «Professione sempre meno attrattiva»
Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, commenta con amarezza a L’Eco di Bergamo: «Non si sta facendo nulla per rendere appetibile la professione. I giovani scelgono altre strade e chi è vicino alla pensione abbandona». Tra le principali criticità: burocrazia, solitudine operativa, carico amministrativo, oltre a compensi non sempre adeguati all’impegno richiesto.
La crisi dei medici di famiglia: un problema nazionale
Quella della carenza di medici di medicina generale è una crisi che non riguarda solo Bergamo, ma tutto il Paese. Le previsioni indicano un progressivo peggioramento nei prossimi anni, con un numero crescente di cittadini “orfani di medico”, soprattutto nelle aree periferiche e montane. Le misure messe in campo – come l’aumento delle borse di studio – non stanno producendo risultati concreti nel breve periodo.
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