Un quartiere, una piazza, centinaia di piatti condivisi: a Monterosso, Bergamo, si è svolta sabato 7 giugno la 18ª edizione della “Cena in strada”, un evento che da quasi due decenni unisce il gesto quotidiano del mangiare al desiderio collettivo di costruire la pace. Organizzata dall’associazione ProPolis Bergamo insieme alla Rete Sociale di Monterosso, con la collaborazione di Cte Valtesse, San Colombano e l’Oratorio di quartiere, la manifestazione ha raccolto oltre 400 partecipanti, riuniti in piazza Pacati per condividere cibo, storie e valori.
Ognuno ha portato con sé stoviglie non usa e getta, pietanze cucinate in casa e la voglia di stare insieme. Lungo una tavolata che si estendeva per decine di metri, piatti e culture si sono mescolati, generando scambi autentici tra sconosciuti e amici. Un’azione semplice ma potente: la convivialità come strumento di dialogo e inclusione sociale.
Ad aprire la serata sono stati Ilaria Chinchella, presidente di ProPolis, e Paolo Crippa, referente del progetto. «Mangiare insieme nel proprio quartiere è una pratica di dialogo e apertura, è un gesto concreto di pace», ha ricordato Chinchella. Il momento centrale è stato dedicato alla lettura dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa. A seguire, la poesia “La guerra che verrà” di Bertolt Brecht ha toccato le corde più profonde dei presenti, richiamando alla memoria l’assurdità dei conflitti.
La partecipazione è stata trasversale, con la presenza della sindaca Elena Carnevali, dell’assessora alle Reti di quartiere Claudia Lenzini, e di don Chicco Re, parroco di Monterosso. La loro presenza ha testimoniato l’importanza di una coesione tra istituzioni e cittadinanza attiva, unite nel costruire uno spazio pubblico accogliente e condiviso.
Nella seconda parte della serata, la musica e le danze popolari hanno animato la piazza, coinvolgendo soprattutto i più giovani in un’atmosfera gioiosa e inclusiva. Un momento di festa che ha rafforzato l’idea di pace come esperienza quotidiana, fatta di piccoli gesti, di prossimità e di relazioni.
Alla fine, il messaggio era chiaro: la pace si costruisce sedendosi a tavola insieme, accogliendo l’altro e riconoscendosi parte di una stessa umanità. Un piatto di pasta o un couscous possono diventare simboli di una rivoluzione silenziosa, ma concreta.
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