Polizia locale, Bergamo e le città lombarde chiedono più risorse alla Regione

Bergamo avvia la riorganizzazione del servizio nei quartieri. Da Città Alta parte il progetto di rilancio: agenti appiedati, accesso al sistema digitale interforze e street tutor

sicurezza

Bergamo guida un fronte compatto di città lombarde – insieme a Brescia, Mantova e Cremona – che ha bussato alle porte della Regione per chiedere più risorse, strumenti operativi aggiornati e accesso ai sistemi digitali interforze. La richiesta è emersa con forza durante il Tavolo di coordinamento sulla sicurezza dello scorso 4 luglio, convocato a Milano dall’assessore regionale Romano La Russa. Presente anche l’assessore bergamasco Giacomo Angeloni, che ha illustrato i bisogni di una città che, come altre, sta cambiando pelle e che ha urgente necessità di una polizia locale più presente, visibile e attrezzata.

A fare da apripista sarà Città Alta, dove a breve entreranno in servizio due nuovi agenti, che si aggiungeranno ai cinque già in forza al presidio. L’obiettivo è chiaro: potenziare la presenza della polizia locale in forma appiedata, con pattugliamenti lungo la Corsarola e nelle aree più frequentate da turisti e residenti. Non mancheranno i giri in bicicletta, anche se – come ironizza qualcuno – la salita della città vecchia non consente i ritmi da “polizia in bici californiana”.

Dopo Città Alta, il progetto toccherà le sedi decentrate del Lazzaretto, di Loreto e della Malpensata, attivate quindici anni fa e oggi al centro di un piano di rilancio per la sicurezza nei quartieri. La priorità è rafforzare il presidio del territorio, non solo con nuovi agenti ma anche con una riorganizzazione dei servizi, pensati per rispondere meglio alle esigenze locali.

L’Amministrazione comunale risponde così a una crescente domanda di sicurezza da parte dei cittadini. Negli ultimi mesi, anche a causa di episodi di cronaca rilevanti, l’opinione pubblica ha sollevato preoccupazioni che hanno portato all’introduzione delle “zone rosse” da parte della Prefettura e all’intensificazione dei controlli. Ma la percezione resta instabile, e nei quartieri l’impressione è che manchi ancora un presidio strutturato.

La strategia del Comune si muove su due binari: da un lato la presenza fisica degli agenti sul territorio, dall’altro una visione educativa e sociale, che punta anche a sperimentare nuove figure come gli “street tutor”, operatori di prossimità con funzioni di prevenzione e mediazione. Una proposta che richiede però chiare linee guida normative e risorse dedicate, come sottolineato al tavolo regionale.

Il nodo principale resta quello dei finanziamenti. Le città chiedono più agenti, ma le assunzioni dipendono da bilanci sempre più rigidi, e senza un sostegno da parte di Regione e Governo centrale, l’organico non può crescere a sufficienza. Anche l’accesso al Sistema digitale interforze, oggi limitato, è una richiesta forte: la polizia locale deve poter consultare banche dati aggiornate e coordinate con le altre forze di sicurezza, per operare in modo più efficace.

Bergamo, in questo quadro, si propone come città laboratorio, pronta a testare nuovi modelli operativi nei quartieri, con una presenza più capillare, più visibile e integrata nella vita urbana. Ma il messaggio alla Regione è chiaro: da soli non si può fare tutto. Servono investimenti, regole chiare e strumenti adeguati.

Redazione

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