Un bergamasco su cento vive ancora in aree classificate a forte rischio frana. È quanto emerge dalla nuova edizione del rapporto nazionale sul dissesto idrogeologico redatto dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), aggiornato al 2024 e che conferma in gran parte lo scenario delineato già tre anni fa. Nonostante qualche lieve miglioramento, oltre 347 chilometri quadrati del territorio orobico sono classificati come a rischio elevato o molto elevato, pari al 12,6% della superficie provinciale.
Solo Sondrio presenta un’incidenza superiore in Lombardia (14,5%), mentre su scala nazionale Bergamo si colloca al 31° posto. A livello locale, restano critiche le situazioni di Fuipiano Valle Imagna (71,2% del territorio a rischio), Valbondione (68,8%) e Ponte Nossa (64,1%), che guidano il podio delle zone più fragili.
Popolazione a rischio in calo, ma non basta
Sul piano degli insediamenti umani, il quadro appare meno allarmante, grazie al fatto che molte delle aree fragili non sono abitate. Tuttavia, secondo i dati ISPRA, 3.325 residenti vivono in zone a rischio frana molto elevato, e 5.751 in aree a rischio elevato, per un totale di oltre 9.000 persone esposte direttamente, pari allo 0,8% della popolazione bergamasca (contro lo 0,9% del 2021). Un calo dovuto sia allo spopolamento delle valli alpine sia agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico effettuati negli ultimi anni.
Il dato varia significativamente su scala comunale: a Fuipiano Valle Imagna il 93,8% dei residenti vive su superfici ad alto rischio, a Vedeseta il 75,9%, mentre a Schilpario si scende al 39,3%. Tuttavia, in 228 dei 243 comuni bergamaschimeno del 10% della popolazione è esposta, e in 101 località il rischio è pari a zero.
Imprese e beni culturali sotto osservazione
Il report ISPRA evidenzia anche l’impatto sul patrimonio edilizio ed economico. Gli edifici costruiti su zone a rischio molto elevato sono scesi da 1.580 a 1.474 (-6,7%), mentre quelli in aree a rischio elevato sono aumentati a 3.058 (+9,1%). In totale, l’1,8% degli immobili della provincia è esposto al rischio frana.
Diminuisce anche la presenza delle attività economiche in zone critiche: le imprese in aree a rischio molto elevato sono passate da 334 a 255 (-23,7%), e quelle a rischio elevato sono scese da 517 a 503 (-2,7%). Un trend che indica una crescente attenzione nella pianificazione aziendale, ma che non annulla le vulnerabilità storiche del territorio.
Il rischio riguarda anche il patrimonio culturale: 42 beni si trovano in zone a rischio frana molto elevato, 48 in aree a rischio elevato, mentre 226 risultano esposti a un rischio medio. Rispetto al 2021, si registra un lieve miglioramento nella fascia più critica, ma l’aumento nella categoria “elevato” suggerisce la necessità di un monitoraggio costante.
Fragilità cronica e soluzioni strutturali
La situazione attuale, spiegano da ISPRA, riflette problemi strutturali di lunga data, aggravati in passato da una urbanizzazione disordinata e da una rete di infrastrutture non sempre adeguata ai contesti geologici. In molte aree interne, gli edifici sono datati e spesso costruiti in epoche in cui il rischio idrogeologico non veniva valutato con i criteri odierni.
I recenti interventi di consolidamento e prevenzione, pur parziali, hanno avuto effetti positivi, limitando nuove criticità e contribuendo a una leggera riduzione del numero di persone e strutture esposte.
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