Attimi di paura all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove un giovane di 26 anni, in piena crisi d’astinenza da droga, ha minacciato di farsi esplodere nel reparto di pronto soccorso con una bombola di ossigeno e un accendino acceso. L’uomo, originario dell’Isola Bergamasca, pretendeva il ricovero immediato in Psichiatria, ma i medici avevano escluso patologie psichiatriche, riconoscendo invece uno stato di dipendenza da sostanze stupefacenti.
La situazione è degenerata quando, dopo aver appreso che non sarebbe stato ricoverato, il ragazzo si è impossessato di una bombola dell’ossigeno collegata a uno dei letti, minacciando di provocare un’esplosione. La fiamma dell’accendino era già accesa e, alle sue spalle, una presa attiva di erogazione dell’ossigeno aumentava il rischio reale di un’esplosione.
Come riporta Bergamonews, fondamentale è stato l’intervento di Andrea Redaelli, comandante della Polizia Locale di Ponte San Pietro, che si trovava sul posto per motivi personali. Sentite le urla di un’infermiera, Redaelli si è diretto verso la stanza dove il giovane si era barricato. Ha avviato un primo tentativo di dialogo: “Perché fai così? Nessuno è qui per farti del male, vogliamo solo aiutarti”, gli ha detto, cercando di instaurare un rapporto umano in una situazione al limite.
Poco dopo, sono giunti anche tre agenti della vigilanza interna, che hanno agito con prontezza e lucidità. Uno di loro si è avvicinato al ragazzo porgendogli la mano per un finto saluto: “Piacere”, gli ha detto. Nel momento in cui il 26enne ha risposto al gesto, i quattro hanno agito in sincronia: lo hanno disarmato sottraendogli la bombola e l’accendino, mettendo fine alla minaccia nel giro di pochi secondi.
Poco dopo, sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri del Norm di Bergamo, che hanno proceduto all’arresto del giovane con le accuse di minaccia a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Il 26enne, incensurato, è assistito dall’avvocato Fausto Micheli del Foro di Bergamo. Davanti ai militari, ha ammesso di essersi allontanato da una comunità terapeutica a causa delle restrizioni e di non aver rispettato il piano di cura.
Il giudice per le indagini preliminari Federica Gaudino, valutando l’instabilità emotiva dell’uomo e il rischio di reiterazione del reato, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere. Secondo il gip, la tossicodipendenza del soggetto influisce sulla sua capacità di autocontrollo, anche nei confronti di comportamenti estremi.
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Cerchiamo di non essere cinici e di rispettare la “sofferenza” altrui….
Che priorità aveva