A Sotto il Monte Giovanni XXIII è iniziata la sperimentazione del pagamento elettronico per le offerte durante la messa, grazie all’introduzione di un Pos dedicato. L’iniziativa, partita domenica 31 agosto, rientra nel progetto nazionale “100 totem in 100 chiese”, promosso da Banco Bpm in collaborazione con Numia, leader nel settore della monetica, con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Obiettivo: facilitare le donazioni e adeguarsi alle abitudini digitali di molti fedeli.
Durante le celebrazioni, i partecipanti possono scegliere se donare in contanti o tramite carte e app digitali, grazie al dispositivo elettronico introdotto su base sperimentale. Il progetto coinvolge una trentina di diocesi italiane e punta a estendersi su larga scala nel corso dei prossimi mesi, fornendo nel frattempo dati utili sull’impatto pratico e culturale del nuovo sistema.
Un passo verso il futuro della raccolta fondi ecclesiale
Come ha spiegato don Claudio Francesconi, economo della CEI, si tratta di una fase di test voluta per trovare soluzioni moderne e trasparenti, in grado di rispondere alle esigenze delle parrocchie e dei fedeli: “È la naturale evoluzione di un percorso iniziato due anni fa, volto a individuare strumenti digitali adatti alle realtà ecclesiali italiane”, ha dichiarato.
L’adozione del Pos non sostituisce le modalità tradizionali, ma si propone come alternativa comoda e sicura, soprattutto per chi non ha contanti con sé. In altri Paesi europei e nel mondo, questo tipo di donazione digitale è già una realtà consolidata, con risultati positivi sia sul piano economico sia sul coinvolgimento della comunità.
Fedeli divisi tra apertura e rifiuto
Non tutti, però, hanno accolto positivamente la novità. A Sotto il Monte, come altrove, la scelta ha suscitato reazioni contrastanti. Alcuni fedeli hanno espresso disagio e disapprovazione sui social, accusando la Chiesa di eccessiva modernizzazione. “Alla messa delle 16 si passava con il Pos per raccogliere le offerte. Ci rendiamo conto di dove siamo arrivati?”, ha scritto un’utente su Facebook, suscitando una serie di commenti critici sulla “commercializzazione” del momento liturgico.
Un’altra utente ha affermato: “Preferisco pregare in casa. Questa non è più la casa del Signore”. Alcuni hanno parlato di “ipocrisia” e “snaturamento della fede”, legando la decisione a un allontanamento dai valori religiosi più autentici.
Tuttavia, non sono mancate le voci favorevoli, che hanno sottolineato come l’introduzione del Pos rappresenti una forma di trasparenza e tracciabilità, utile anche per evitare luoghi comuni sul presunto esonero fiscale della Chiesa. “Spesso si accusa la Chiesa di non pagare le tasse, poi appena introduce un sistema tracciabile ci si lamenta”, ha scritto un utente, aggiungendo: “Preferisco il contante, ma avere un’alternativa non è un male”.
Il futuro delle offerte passa (anche) dal digitale
Per ora, a Sotto il Monte la fase di test proseguirà per due settimane, al termine delle quali verranno valutati i risultati. Se i dati saranno positivi, il sistema potrà essere esteso ad altre parrocchie italiane. Non si tratta di abbandonare il passato, spiegano i promotori, ma di affiancare strumenti nuovi a pratiche consolidate, in un mondo dove anche la carità si adatta ai tempi.
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