Manomettevano i contachilometri delle auto usate vendute online per gonfiarne il valore e truffare gli acquirenti. È quanto emerso dall’operazione condotta nella mattinata di giovedì 11 dicembre dalla Guardia di Finanza di Bergamo e dalla Polizia Stradale, che ha portato alla denuncia di due persone – un uomo di origine sinti e una donna italiana – e al sequestro preventivo di beni per oltre 182 mila euro.
Le vittime accertate sono 23, ma gli investigatori non escludono che il numero possa salire nei prossimi giorni. L’indagine, coordinata dalla Procura di Bergamo, è partita lo scorso luglio dopo numerose segnalazioni da parte di acquirenti che avevano riscontrato anomalie nei chilometraggi delle auto acquistate attraverso portali di vendita online.
Il modus operandi era ben collaudato: gli indagati pubblicavano annunci con vetture apparentemente in ottimo stato e con pochi chilometri all’attivo. Una volta attirato l’interesse del cliente, l’incontro per la compravendita avveniva in luoghi pubblici, spesso parcheggi o strade secondarie nella provincia di Bergamo. I pagamenti venivano effettuati tramite bonifico bancario verso un’azienda formalmente riconducibile alla donna coinvolta.
Solo successivamente, durante controlli o interventi di manutenzione, gli acquirenti scoprivano la manomissione del contachilometri, che in alcuni casi risultava ridotto anche di decine di migliaia di chilometri. I rilievi tecnici e le verifiche finanziarie svolte dalle Fiamme Gialle hanno consentito di ricostruire il flusso del denaro, impiegato per l’acquisto di nuove vetture da immettere nuovamente nel mercato con lo stesso schema fraudolento.
Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati numerosi beni, considerati frutto dell’attività illecita: conti correnti, denaro contante, gioielli, immobili e due auto, tra cui una Jaguar F-Pace dal valore stimato di circa 80 mila euro. Il sequestro è avvenuto su disposizione del pubblico ministero Emanuele Marchisio, titolare del fascicolo d’indagine.
Le indagini proseguono per verificare l’estensione della rete truffaldina e accertare ulteriori responsabilità . La collaborazione tra le forze dell’ordine ha permesso di interrompere un sistema organizzato che lucrava sulla buona fede degli acquirenti, falsando il mercato delle auto usate e generando un consistente danno economico.
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