A Bergamo il primo trapianto combinato da donatore vivente in Italia: padre dona rene e fegato alla figlia

Intervento eccezionale all’Ospedale Papa Giovanni XXIII: una bambina serba di 7 anni ha ricevuto due organi dal padre. Entrambi stanno bene e sono stati dimessi

Ospedale PG23 Bergamo

Un traguardo storico nella medicina italiana è stato raggiunto a Bergamo, dove per la prima volta è stato eseguito un trapianto combinato da donatore vivente. L’intervento, unico nel suo genere in Italia, ha visto protagonista un padre 37enne serbo, che ha donato contemporaneamente un rene e una porzione di fegato alla figlia di 7 anni, affetta da una rara malattia genetica che compromette sia la funzionalità epatica che renale.

La piccola, arrivata da Belgrado a ottobre 2025 grazie a un accordo tra il Ministero della Salute serbo e l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha potuto finalmente liberarsi dalla dialisi, che l’accompagnava fin dall’età di 4 anni. Prima con dialisi peritoneale domiciliare, durata fino a 18 ore al giorno, poi con sedute di emodialisi a giorni alterni, la sua qualità della vita era fortemente compromessa.

La situazione si era ulteriormente aggravata con lo sviluppo di cirrosi epatica, rendendo impossibile un trapianto renale isolato. Da qui la necessità di una procedura complessa e straordinaria: un doppio trapianto eseguito in un’unica seduta operatoria, con entrambi gli organi provenienti dallo stesso donatore vivente.

Iter rigoroso e garanzie per il donatore

L’intervento ha seguito un iter medico-legale particolarmente severo, come previsto dalla normativa italiana per i trapianti da vivente. Il padre ha superato con successo tutte le valutazioni cliniche e psicologiche, volte ad accertare l’idoneità fisica e la piena consapevolezza della scelta, che deve avvenire liberamente e senza alcun tipo di pressione esterna.

Il caso ha ottenuto il parere favorevole della Commissione Regionale di Parte Terza e, successivamente, il nulla osta della Procura della Repubblica di Bergamo, che ha autorizzato l’esecuzione dell’intervento.

Un gesto d’amore che salva una vita

Sia il padre che la figlia – indicata con il nome di fantasia Sofija – sono stati dimessi il 19 gennaio 2026 e attualmente stanno bene. La bambina rimarrà ancora per alcuni mesi a Bergamo per i controlli post-operatori, ma la prognosi è positiva: potrà condurre una vita normale, libera dalle macchine e con aspettative future molto più favorevoli.

L’intervento, eseguito presso uno dei centri trapianti più avanzati d’Europa, rappresenta un importante precedente nella chirurgia dei trapianti, aprendo nuove possibilità terapeutiche per quei pazienti pediatrici affetti da patologie complesse multiorgano.

Un successo medico, ma anche un messaggio universale

La storia di Sofija è innanzitutto una storia di coraggio e amore. Il sacrificio di un padre, un’équipe medica altamente qualificata, la collaborazione tra Paesi: elementi che insieme hanno reso possibile una nuova speranza di vita. Il Papa Giovanni XXIII di Bergamo si conferma punto di riferimento per i trapianti da vivente in ambito pediatrico, rafforzando l’immagine dell’Italia come centro d’eccellenza nel panorama europeo della sanità pubblica.

Redazione

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