Resistenza ai carabinieri: u fatti di Villa d’Adda
Nel corso di un pignoramento per debito bancario, i Carabinieri non sono riusciti ad accedere alla villetta bifamiliare di una coppia di Villa d’Adda. I proprietari, che si definivano i legittimi “governanti” di un territorio autoproclamato come un proprio “Stato patronimico”, avevano contestato la giurisdizione dei militari italiani. La coppia, composta da un uomo e una donna di circa 50 anni, ha affermato di essere protetta dall’ONU, esibendo un cartello con la scritta “Stato sotto la protezione dell’Onu”.
Il tentativo di sovranismo giuridico: una Pec all’Onu
Il cuore di questa vicenda risiede in un’iniziativa che si definisce “sovranismo giuridico”. I coniugi di Villa d’Adda avevano inviato una PEC (Posta Elettronica Certificata) alle Nazioni Unite, richiedendo il riconoscimento della loro casa come uno Stato indipendente. In mancanza di una risposta formale da parte dell’ONU, interpretavano questo silenzio come una sorta di “silenzio-assenso” e, di conseguenza, la loro proprietà non sarebbe più stata soggetta alla giurisdizione italiana. Una versione personale delle leggi internazionali che ha portato a un’imponente resistenza contro le autorità italiane.
Il processo e le accuse: resistenza a pubblico ufficiale
Nel corso dell’udienza di ieri la coppia e altre persone sono state chiamate a rispondere in Tribunale a Bergamo. Sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, insieme a due altre persone. Ossia una 62enne di Sorisole e una vicentina di 57 anni che, mentre era impedito ai militi l’accesso all’abitazione, fungeva da consulente legale per i coniugi. La coppia avrebbe ostacolato l’ingresso dei Carabinieri accompagnati da un delegato del Tribunale di Bergamo, nonché da un fabbro e un architetto, incaricati di eseguire la perizia dell’immobile.
La folla di sostegno e le tensioni durante l’intervento
L’11 gennaio 2019, i Carabinieri avevano trovato una quindicina di persone fuori dalla casa, un gruppo di supporto morale per i proprietari. Tra questi, la maggior parte non è stata identificata. La situazione ha causato alcuni momenti di tensione: uno dei Carabinieri ha ricordato che il marito della coppia gli avrebbe preso il braccio per impedirgli di accedere. Successivamente, durante il tentativo di ingresso, qualcuno ha dato una spinta al militare. La situazione ha portato all’impossibilità di procedere con l’atto di pignoramento e di sfratto.
Un caso di sovranismo giuridico: fenomeno in crescita
Il fenomeno della resistenza contro lo Stato, in particolare attraverso la creazione di “Stati sovrani” da parte di gruppi complottisti o alternativi, non è nuovo. Gruppi simili, come quelli di Trescore Balneario, hanno già denunciato autorità locali e agito contro lo Stato italiano. In alcuni casi, i membri di questi gruppi rifiutano di pagare le tasse e bollette, considerandole ingiustificate. Questo fenomeno, seppur isolato, ha trovato terreno fertile in una fetta di popolazione che, percependo l’autorità statale come abusiva, ha tentato di riprendersi la giurisdizione della propria vita privata.
Il ruolo della nazione e la teoria del “silenzio-assenso”
La teoria alla base del comportamento della coppia di Villa d’Adda, che ha cercato di fare valere una giurisdizione parallela tramite il silenzio-assenso dell’ONU, ha suscitato perplessità e curiosità. Secondo quanto dichiarato dalla coppia, la mancanza di una risposta ufficiale dalle Nazioni Unite conferiva legittimità al loro progetto di creare un’area sotto la protezione dell’ONU. Questo caso è emblematico di un atteggiamento diffuso in alcuni gruppi che, rifiutando le normative italiane, si ritengono fuori da ogni giurisdizione nazionale.
Il proseguimento del processo
Al 4 maggio prossimo è stata aggiornata l’udienza, durante la quale gli imputati saranno ascoltati in Tribunale. Il caso di Villa d’Adda solleva interrogativi su come l’autoproclamazione di uno “Stato sovrano” possa entrare in conflitto con le normative e i diritti di uno Stato sovrano come l’Italia. Il filmato girato dai carabinieri sarà esaminato dal giudice per fare chiarezza sui fatti accaduti durante l’intervento.
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