Rifugi alpini in Bergamasca: la stagione ai nastri di partenza

La stagione dei rifugi alpini in Bergamasca è ufficialmente iniziata. Tra novità e difficoltà organizzative, le peculiarità delle strutture di montagna, dall’ampliamento del rifugio Benigni alla gestione del «Fratelli Calvi» da parte di giovani milanesi

La stagione dei rifugi alpini nella provincia bergamasca è finalmente iniziata, con l’apertura di tutte le 35 strutture, pronte a accogliere gli escursionisti. Se da una parte alcune sono già attive da tempo, dall’altra si segnala l’ampliamento di alcune e la difficoltà nel trovare personale, specialmente per quelle più grandi. La stagione si preannuncia intensa, ma c’è anche un importante messaggio da parte del Cai di Bergamo: gli escursionisti devono essere adeguatamente equipaggiati e consapevoli che i rifugi non sono alberghi.

Il “Fratelli Calvi” e il cambio di gestione

Uno dei rifugi storici della Bergamasca, il Fratelli Calvi di Carona, ha visto un cambio di gestione. Dal 1° gennaio, la struttura è stata affidata a tre giovani gestori provenienti dal Milanese e dalla Monza Brianza: Federico Pessina, 27 anni di Paderno Dugnano, Matteo Corrain, 32 anni di Bresso, e Luca Cattaneo, 24 anni di Bovisio Masciago. Con esperienza nel settore, i tre gestiscono già il rifugio Chiavenna in Valle Spluga (Sondrio). Questo segna un cambiamento significativo, poiché il Fratelli Calvi era sempre stato gestito da persone originarie della provincia di Bergamo, in particolare dalla zona brembana di Carona.

Difficoltà nel trovare personale per le strutture più grandi

Un altro aspetto che emerge riguarda la difficoltà di trovare personale per le strutture più grandi, un problema che riguarda non solo i rifugi ma anche il settore della ristorazione. Donato Musci, presidente della commissione rifugi del Cai di Bergamo, sottolinea come la crescita del numero di escursionisti dopo il periodo del Covid abbia portato a un aumento delle richieste, ma anche a una carenza di personale nelle strutture più grandi. Queste difficoltà si riflettono nella necessità di adattarsi tra le richieste dei clienti e le reali capacità del rifugio.

L’ampliamento del rifugio Benigni di Ornica

Un altro rifugio in fase di espansione è il rifugio Benigni di Ornica, di proprietà della sezione Cai di Piazza Brembana. Per il 2026, è previsto l’ampliamento della struttura, che vedrà un incremento di circa dieci posti letto. La decisione è stata presa per rispondere al crescente afflusso di escursionisti negli ultimi anni. Il rifugio, sebbene di dimensioni contenute, ha sempre visto un grande afflusso, e il miglioramento della cucina e dei locali di pernottamento risponde alla necessità di adeguare i servizi offerti. La famiglia Rodeghiero, che da vent’anni gestisce il Benigni, continua a vivere la montagna come una vera e propria casa, con i figli che crescono in alta quota.

Rifugi piccoli vs strutture grandi: difficoltà diverse

La gestione dei rifugi varia notevolmente a seconda delle dimensioni. Se da una parte i rifugi più piccoli, come il Benigni e il Longo di Carona, non hanno problemi di personale, le strutture più grandi stanno affrontando difficoltà significative nella ricerca di personale qualificato. Mattia Monaci e Giulia Cattaneo, gestori del Longo di Carona, sono un esempio di come i rifugi più piccoli possano essere gestiti con la partecipazione di tutta la famiglia, portando con sé anche il figlio di 7 anni durante l’estate.

Il messaggio del Cai: equipaggiamento adeguato è fondamentale

Con l’inizio della stagione, il Cai di Bergamo lancia un appello agli escursionisti: i rifugi non sono alberghi. Donato Musci spiega che l’aumento delle presenze in montagna ha portato a un maggior numero di persone che arrivano senza un equipaggiamento adeguato, o con richieste che non sono compatibili con la natura dei rifugi. Ad esempio, sono stati segnalati casi di persone che hanno chiesto di entrare con un trolley, una richiesta chiaramente fuori luogo per una struttura montana. I rifugi sono luoghi dove la vita si svolge secondo ritmi e regole particolari, e gli escursionisti devono essere preparati e rispettosi delle necessità logistiche di queste strutture.

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