Affitti brevi a Bergamo: un settore da 30 milioni l’anno

Il fenomeno degli affitti brevi in Bergamasca: crescita esponenziale e impatto sull'economia dell'abitare, con fatturato più che quadruplicato dal 2017 a oggi

Negli ultimi sette anni, gli affitti brevi a Bergamo sono aumentati in modo significativo, trasformando l’economia locale e aprendo nuove opportunità di sviluppo. Il mercato, dominato dalla piattaforma Airbnb, ha visto un incremento delle strutture disponibili e dei pernottamenti, arrivando a generare un giro d’affari che si avvicina ai 30 milioni di euro annui. Questo fenomeno ha avuto un impatto considerevole sul panorama immobiliare della città, portando a una trasformazione nei modi di abitare e di fare business.

Un mercato in continua crescita: dati e tendenze

Nel periodo dal 2017 al 2024, il numero di unità attive su Airbnb a Bergamo è aumentato del 74,3%, passando da 1.081 a 1.884. In parallelo, anche l’offerta di posti letto è cresciuta significativamente, passando da 3.900 a 6.841, ovvero un incremento del 75,4%. A livello di confronto con il settore alberghiero, la disponibilità di posti letto attraverso affitti brevi è quasi il triplo rispetto agli alberghi del capoluogo, che nel 2024 contavano circa 2.297 posti letto.

In modo ancora più significativo, sono aumentati i pernottamenti, segno che i turisti tendono a rimanere più a lungo in città. Nel 2017 sono state prenotate 89.421 notti tramite Airbnb, mentre nel 2024 questo numero è salito a 252.909, registrando un incremento del 182,8%. Questo incremento evidenzia come la domanda per gli affitti brevi sia in costante crescita, rispecchiando un cambiamento nelle preferenze dei turisti, che cercano esperienze più autentiche e personalizzate.

L’impatto economico e la crescita del settore

Il fenomeno ha avuto un impatto economico significativo: nel 2017, gli affitti brevi generavano un fatturato di 6,6 milioni di euro, mentre nel 2024 sono arrivati a 26,7 milioni di euro, un aumento di oltre quattro volte. Questo boom economico non solo riflette l’aumento delle presenze turistiche, ma anche un rialzo dei prezzi. Considerando la continua crescita delle presenze turistiche anche nel 2025, si stima che il giro d’affari annuo degli affitti brevi a Bergamo sia ormai vicino ai 30 milioni di euro.

Un mercato in evoluzione: gestori e proprietari

Nel 2024, Bergamo contava 911 host (gestori di alloggi) rispetto ai 559 del 2017, con un numero medio di 2,1 unità per host. Il panorama è dominato dai cosiddetti “small host”, che rappresentano il 72,6% dei gestori e che gestiscono una o due unità. Al contrario, i “large host”, ossia coloro che possiedono almeno 10 unità, sono solo il 5% del totale.

Questo mercato ha attirato numerosi gestori, non sempre proprietari degli immobili, che hanno visto aumentare significativamente i loro guadagni. Se nel 2017 il ricavo medio per host era di 11.751 euro, nel 2024 questo è salito a 29.300 euro, con un aumento del 149,3%.

Le zone più popolari per gli affitti brevi a Bergamo

La distribuzione degli affitti brevi in città segue una geografia precisa, con i quartieri più centrali e turistici che vedono la concentrazione maggiore di annunci Airbnb. I cinque quartieri più gettonati sono:

  • Centro-Sant’Alessandro: 428 unità (22,7% degli affitti brevi)
  • Città Alta: 206 unità (10,9%)
  • Borgo Palazzo: 188 unità (10%)
  • Centro-Pignolo: 177 unità (9,4%)
  • Centro-viale Papa Giovanni: 135 unità (7,2%)

Inoltre, ci sono anche zone periferiche che mostrano segni di crescita, come Redona e Malpensata, e aree più lontane dal centro città, ma comunque vicine ai principali snodi di trasporto, come l’aeroporto di Orio al Serio. Località come Azzano, Grassobbio, Orio e Seriate sono sempre più popolari tra i turisti.

Regolazione e sostenibilità del mercato

Con l’espansione del fenomeno degli affitti brevi, gli urbanisti e gli esperti del settore hanno iniziato a considerare la necessità di una governance attenta per garantire che la crescita del mercato turistico possa tradursi in un sviluppo equilibrato per tutta la città. Secondo il report curato da Francesco Chiodelli e Francesca Cassiani dell’Università di Torino, è fondamentale che questa crescita venga accompagnata da una regolamentazione che prenda in considerazione anche le esigenze della comunità residente e le dinamiche di coesistenza tra i turisti e i cittadini che vivono e lavorano a Bergamo.

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