Un inizio inaspettato: la storia di Davide Epis
A soli 21 anni, Davide Epis è un simbolo di resilienza e forza. Il giovane atleta di Sedrina, che tra pochi giorni taglierà il traguardo di un’anagrafe ancora in sboccioi, ha trasformato un terribile incidente in moto, che gli è costato l’amputazione del piede sinistro, in un’opportunità per riscrivere la sua vita. “Ho avuto un incidente in moto quattro anni fa, a 16 anni. Una volta uscito dall’ospedale, ho iniziato a fare sport per riabilitazione, da lì ho visto che andavo abbastanza bene e ho continuato”. Questo spirito di determinazione lo ha portato a praticare snowboard, uno sport che ha subito conquistato. “Volevo uno sport in cui la presenza di una protesi potesse incidere e lo snowboard andava bene”.
L’incontro con Igor Fortin e l’inizio della carriera
Dopo il recupero fisico, Davide ha cominciato ad allenarsi in solitaria, filmandosi mentre si cimentava nei suoi primi tentativi. “Ho trovato il contatto dell’allenatore Igor Fortin, che ora è il mio allenatore. Prima di diventarlo, mi chiese di fargli avere dei miei video per capire il mio livello”. L’incontro con Fortin è stato un punto di svolta: “Una volta mandati, sono andato in Trentino per conoscerlo e fare un allenamento con i ragazzi della squadra B italiana, da lì ho iniziato a competere”.
Questo percorso lo ha poi portato a essere selezionato nella squadra A di snowboard paralimpico, dove milita tutt’ora. “Una volta entrati in squadra, è necessario recarsi in Olanda, dove si fa una classificazione della disabilità”, spiega Davide, “qui si viene sottoposti ad una visita medica dove viene dichiarata la percentuale di disabilità fisica e con questa viene assegnata una categoria nella quale si gareggia”.
La natura della competizione: Coppa Europa e Coppa del Mondo
Lo snowboard paralimpico si divide principalmente in due categorie: snowboard cross e banked slalom. Davide ci spiega il funzionamento delle competizioni: “Ci dividiamo tra Coppa Europa e Coppa del Mondo e di solito tutte le tappe sono all’estero. Abbiamo due categorie: snowboard cross, come quella praticata dai normodotati, dove si corre in 4 atleti su una pista con diversi salti e curve e solo i primi per ogni round passano al successivo. L’altro è banked slalom, simile allo slalom sugli sci, ma con curve già costruite, si scende da soli e chi ci mette meno vince”.
Snowboard e protesi: un’unione che cambia la vita
Lo snowboard ha avuto un impatto profondo nella vita quotidiana di Davide, che ha trovato nella disciplina non solo una forma di recupero fisico, ma anche un modo per imparare a gestire meglio la sua protesi. “Dello snowboard mi piace il fatto che l’utilizzo di una protesi è abbastanza rilevante e mi ha aiutato nella vita di tutti i giorni per capire come utilizzarla meglio, anche solo nei movimenti che una persona amputata deve compiere per gestire la protesi”. Una riflessione che sottolinea come, per Davide, lo snowboard non sia solo una passione, ma un mezzo per migliorarsi, anche al di fuori dello sport. “Volevo dimostrare a me stesso che dopo l’incidente non era finita, volevo tornare a fare quello che già facevo”.
Una lunga strada verso il sogno olimpico
La carriera di Davide ha visto un’importante occasione sfumare di poco. “Sono stato convocato per le Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, ma il giorno prima delle qualifiche non ho potuto gareggiare per infortunio, ora la stagione è conclusa”. Nonostante questa battuta d’arresto, la motivazione di Davide rimane alta, pronto a continuare la sua carriera. “Ora l’obiettivo è entrare in Coppa del Mondo, per il resto vedremo come andrà”.
Un ricordo che fa sognare: la gara in Finlandia
Tra le esperienze più emozionanti di Davide c’è stata una gara in Finlandia. “Il posto è meraviglioso, la Finlandia è un luogo speciale ed era la mia prima volta lì. Anche solo vedere l’aurora boreale è stato magico”. Nonostante la pista fosse ghiacciata e la gara si sia svolta solo in un giorno, Davide ha ottenuto un risultato sorprendente: “Sono arrivato secondo in Coppa Europa e non me lo aspettavo. Quando ero al cancelletto sapevo di essere tra i primi 4, ero già felice e quando è arrivato il secondo posto l’emozione è stata incredibile”.
Lo sport come risorsa per la vita: la lezione del dottor Giampietro Salvi
La storia di Davide non è solo una testimonianza di sport, ma anche un messaggio di speranza e perseveranza. Come afferma il dottor Giampietro Salvi, presidente del Comitato Coppa Quarenghi, “la storia di Davide è la dimostrazione che anche nei momenti più sfortunati e tristi si può ritrovare la voglia di andare avanti. Nello sport, Davide ha trovato gli stimoli per continuare a fare quello che più gli piace e ha capito che non è necessario primeggiare con gli altri, ma prima di tutto con se stessi. Non importa da dove si parte, l’importante è non fermarsi e cercare sempre di migliorarsi nella vita come nello sport, per realizzare il proprio destino”.
La vita da atleta: impegni e viaggi
Il percorso di un atleta paralimpico non è facile, e Davide ne ha pienamente consapevolezza. “La vita da atleti è più impegnativa di quanto pensassi. Nel periodo estivo sono più libero, faccio palestra e nuoto, sto con la mia famiglia. In inverno diventa tutt’altra cosa, sono spesso via e ci sono momenti in cui diventa pesante viaggiare sempre, d’altro canto è l’aspetto bello, si vedono molti posti nuovi. Quando si fa una gara, magari si sta via una settimana e non si ha tanto tempo per visitare, magari si ha un giorno di tregua, ma non si fa i turisti”.
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