Dal carcere organizzava traffici con un drone: “Qua dentro faccio i milioni”

L’ex latitante Mirko Vacante al centro dell’inchiesta su droga e cellulari introdotti nel carcere di Bergamo

 Dal carcere di via Gleno avrebbe continuato a gestire traffici illeciti e a organizzare l’introduzione di droga e telefoni cellulari utilizzando anche un drone modificato. È quanto emerge da una delle due indagini coordinate dalla pm Carmen Santoro che coinvolgono complessivamente 69 indagati.

Tra i principali protagonisti dell’inchiesta figura Mirko Vacante, ex latitante arrestato nel 2022 a Tenerife dopo la fuga all’estero e successivamente estradato in Italia. Dopo il suo rientro era stato detenuto nel carcere di Bergamo prima del trasferimento a Opera.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Vacante avrebbe continuato a dirigere attività criminali direttamente dalla struttura penitenziaria, coordinando l’ingresso di sostanze stupefacenti e cellulari destinati sia all’uso personale sia alla vendita tra detenuti.

Come riporta L’Eco di Bergamo, le comunicazioni sarebbero avvenute attraverso telefoni cellulari illegalmente introdotti in carcere. Nel corso delle intercettazioni, Vacante avrebbe spiegato al cugino di voler guadagnare ingenti somme attraverso questi traffici, arrivando a dichiarare: “Qua i milioni ci faccio qua dentro”.

Le indagini hanno inoltre fatto emergere il tentativo di utilizzare un drone per far arrivare droga e telefoni direttamente all’interno della casa circondariale. Il piano venne interrotto nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2024 dagli agenti della Squadra Mobile.

Secondo gli investigatori, due uomini arrivati dalla Sicilia insieme al fratello di Vacante stavano tentando di far sorvolare il drone sopra il carcere. L’apparecchio sarebbe stato modificato appositamente a Catania per trasportare il materiale illecito fino alla cella del detenuto.

Per facilitare l’operazione, Mirko Vacante avrebbe appeso una maglietta bianca alla finestra della propria cella per renderla riconoscibile dall’esterno durante il volo del drone.

L’inchiesta coinvolge anche la compagna dell’uomo, attualmente agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, la donna avrebbe avuto un ruolo attivo nell’introduzione di droga e telefoni in carcere, oltre a occuparsi della gestione dei pagamenti e dello spaccio all’esterno.

Gli investigatori hanno documentato frequenti contatti telefonici tra i due e individuato un linguaggio in codice utilizzato per indicare le sostanze stupefacenti. L’hashish veniva chiamato “Giorgio”, mentre la cocaina veniva indicata con il nome “Debora”.

Tra le frasi intercettate dagli inquirenti compare anche: “Ho qui Giorgio che ti vuole salutare”, utilizzata per fare riferimento alla disponibilità di droga.

Secondo quanto emerso dall’indagine, i pagamenti avvenivano tramite ricariche su carte Postepay intestate a terze persone, effettuate dai familiari dei detenuti interessati all’acquisto di droga o cellulari.

Il primo filone dell’inchiesta coinvolge complessivamente 13 persone. Il gip ha confermato la custodia cautelare per Vacante, ritenuto dagli investigatori il principale organizzatore delle attività illecite.

Nel provvedimento si sottolinea la “spregiudicatezza” dell’uomo e la prosecuzione delle attività criminali anche dopo il fallimento del tentativo con il drone e l’arresto dei complici.

Per la compagna sono stati invece disposti gli arresti domiciliari. Il giudice le riconosce un ruolo subordinato rispetto a Vacante, pur evidenziando il suo coinvolgimento nell’introduzione di telefoni e sostanze stupefacenti all’interno del carcere.

 

Redazione

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