Accanto alla bara bianca sono stati sistemati due orsacchiotti consumati dal tempo e dall’affetto, i peluche che Giulio amava portare con sé e stringere durante la notte. Un’immagine che ha colpito profondamente le tante persone arrivate per salutare il bambino.
Nella camera ardente si alternano lacrime, abbracci e ricordi. Presenti il padre Giovanni Lovera, impiegato tecnico di una società collegata alla Siad, e la madre Loredana Dall’Ora, titolare del laboratorio ArtEstetica nel quartiere Loreto. I due genitori vengono continuamente circondati dall’affetto di amici e parenti, che cercano parole difficili da trovare davanti a una tragedia così improvvisa.
Con loro c’è anche il fratello maggiore di Giulio, 12 anni, presente al momento dell’incidente insieme al padre. Il ragazzo ha scelto di partecipare alla camera ardente ma non prenderà parte al funerale previsto nella chiesa di San Paolo.
Tra le persone arrivate per dare l’ultimo saluto al bambino ci sono anche amici di famiglia e conoscenti che ricordano Giulio come un bambino pieno di energia e passione per lo sport.
“Gli avevo appena regalato una bicicletta”, racconta commossa Lara, che si definisce una “zia acquisita”. La donna ricorda il piccolo come un bambino vivace, appassionato di movimento, pattini, sci e attività all’aria aperta.
“Gli piaceva qualsiasi cosa in cui poteva muoversi”, spiega tra le lacrime, ricordando le giornate trascorse con il padre sulle piste da sci di Bardonecchia.
Anche gli amici della famiglia parlano di un bambino solare e pieno di entusiasmo. Max Zambelli lo descrive come “vulcanico”, convinto che da grande avrebbe legato la sua vita allo sport.
“Per evitare l’incidente sarebbero bastati pochi centimetri in più o in meno. È stato un destino crudele”, dice con gli occhi lucidi.
Molto forte anche il dolore dei coetanei di Giulio. Uno dei figli di Mirco Tebaldi era cresciuto insieme a lui fin dai tempi dell’asilo. Solo pochi giorni prima dell’incidente i due amici erano usciti insieme in bicicletta al parco di Loreto.
“Era uno divertente, non stava mai fermo e voleva fare lo youtuber”, racconta un giovane amico del bambino, ricordando i giochi condivisi e i video realizzati insieme con la PlayStation.
Le testimonianze raccolte alla camera ardente descrivono una famiglia già segnata da difficoltà personali e oggi travolta da un dolore difficile da accettare.
“Non so come ci si possa rialzare da una cosa del genere”, confida una conoscente della madre, mentre molti presenti sottolineano anche il tema della sicurezza stradale e dell’attenzione alla guida nelle zone frequentate da bambini.
L’intera comunità bergamasca continua intanto a stringersi attorno alla famiglia Lovera, colpita da una tragedia che ha lasciato sgomenti amici, residenti e compagni di scuola del piccolo Giulio.
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