L’omicidio pianificato con freddezza
La notte tra il 29 e il 30 luglio 2024, Moussa Sangare, 32 anni, uccise a Terno d’Isola Sharon Verzeni, una donna che non aveva mai incontrato prima. Secondo i giudici, il delitto fu realizzato con «estrema lucidità e freddezza assimilabili a quella di un sicario professionista». La premeditazione è stata confermata dal pm Emanuele Marchisio: dopo una serata con amici, Sangare tornò a casa e uscì di nuovo, armato di coltello, percorrendo circa 40 minuti in bicicletta prima di compiere l’omicidio. Le motivazioni dell’atto, secondo lo stesso imputato, derivavano da «noia e desiderio di adrenalina». Sono state rese note le motivazioni della sentenza.
Condanna all’ergastolo
Il 25 febbraio 2026, la Corte d’assise di Bergamo ha condannato Sangare all’ergastolo, confermando tutte le aggravanti contestate dal pm. Le motivazioni sottolineano la pericolosità sociale dell’imputato e la gravità dell’omicidio, che ha suscitato forte attenzione anche per l’atteggiamento assunto in aula, definito dai giudici «mistificatorio e ingannatorio».
La pericolosità e il comportamento in aula
I giudici hanno evidenziato come Sangare, dopo l’arresto da parte dei carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, abbia confessato tre volte l’omicidio, per poi ritrattare con versioni difensive «palesemente inattendibili» e toni quasi canzonatori. Tale comportamento, anche davanti alla famiglia e al fidanzato di Sharon, è stato interpretato come segnale di totale assenza di resipiscenza e ha rafforzato il giudizio negativo sulla sua personalità.
Le diverse versioni fornite da Sangare
Sangare era stato identificato come la persona in bicicletta nella zona dell’omicidio. La sua prima ricostruzione fu «estremamente precisa e ricca di dettagli» sconosciuti agli investigatori, confermati poi dalle indagini. Tra questi, il passaggio della lama sul collo di una statua, i dettagli dell’aggressione riscontrati nell’autopsia e l’indicazione del luogo dove si trovava l’arma del delitto. In aula, l’affermazione secondo cui sarebbe stato indotto a confessare dai Carabinieri è stata definita falsa.
La notte dell’omicidio e la scelta della vittima
La sera dell’estate 2024, Sangare mostrò un comportamento «costantemente e risolutamente orientato alla commissione di una condotta omicidiaria». Dopo aver incontrato altre persone senza agire, effettuò prove sulla statua prima di avvistare Sharon Verzeni, che camminava sola con le cuffiette e guardava le stelle. I giudici sottolineano come Sangare percepisse la donna come il «bersaglio ideale», descrivendo un senso di eccitazione per aver trovato finalmente la persona giusta. Questo incontro casuale rappresentò per lui l’occasione specifica per realizzare l’omicidio tanto desiderato.
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