Emergenza casa, la Diocesi di Bergamo diventa garante per le famiglie in difficoltà

Nasce un fondo da 410mila euro per favorire l’accesso alle locazioni e rassicurare i proprietari: il progetto durerà sette anni

condominio

La crescente emergenza abitativa che interessa la provincia di Bergamo spinge la Diocesi a scendere in campo con un’iniziativa concreta a sostegno delle famiglie più fragili. Attraverso un nuovo fondo dedicato all’emergenza casa, la Chiesa bergamasca punta a favorire l’accesso agli alloggi per chi, pur avendo necessità di un’abitazione, incontra difficoltà nel trovare proprietari disposti ad affittare.

Il progetto nasce in un contesto sociale caratterizzato da numeri sempre più preoccupanti. Secondo i dati Istat, la povertà assoluta nella Bergamasca ha raggiunto il 6% della popolazione, coinvolgendo circa 65mila persone, pari a oltre 25mila famiglie. Una fascia sempre più ampia di cittadini che fatica non solo a sostenere le spese quotidiane, ma anche a trovare una sistemazione abitativa adeguata.

A complicare ulteriormente la situazione contribuisce la scarsità di alloggi pubblici disponibili. In provincia di Bergamo, infatti, Aler dispone di oltre 6.200 abitazioni, ma circa 2mila risultano attualmente inutilizzabili, principalmente a causa della necessità di interventi di manutenzione. Anche il patrimonio immobiliare comunale presenta criticità: su quasi mille appartamenti di proprietà del Comune di Bergamo, circa 200 necessitano di lavori prima di poter essere assegnati.

Nel frattempo cresce la domanda di abitazioni a canoni sostenibili, mentre una parte significativa degli immobili viene destinata al mercato turistico, riducendo ulteriormente l’offerta disponibile per residenti e famiglie a reddito medio-basso.

Per rispondere a questa emergenza, la Diocesi ha deciso di istituire un fondo da 410mila euro distribuito nell’arco di sette anni, destinato principalmente a fornire garanzie ai proprietari degli immobili. L’obiettivo è superare una delle principali cause che frenano il mercato delle locazioni tradizionali: il timore di morosità e delle eventuali conseguenze economiche e legali.

Attraverso la collaborazione tra Caritas Diocesana, Diakonia, Acli e Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro, il progetto prevede un sistema di garanzia diretta nei confronti dei locatori. In pratica, gli enti coinvolti si impegnano a intervenire qualora l’inquilino non riesca a pagare il canone oppure si renda necessario affrontare procedure di sfratto.

La Diocesi si propone quindi come soggetto garante, offrendo ai proprietari una tutela concreta e riducendo i rischi legati all’affitto di appartamenti a persone economicamente fragili. Una formula pensata per favorire l’incontro tra domanda e offerta in un mercato immobiliare che negli ultimi anni è diventato sempre più rigido.

L’iniziativa punta a generare un effetto di fiducia, incoraggiando i proprietari a rimettere sul mercato abitazioni che altrimenti resterebbero sfitte o verrebbero destinate ad altre forme di utilizzo. L’obiettivo è ampliare le opportunità abitative per le famiglie che non riescono ad accedere agli alloggi popolari e che incontrano ostacoli nel mercato privato.

Secondo i promotori, il fondo rappresenta non solo uno strumento economico, ma anche un segnale di responsabilità sociale nei confronti di una problematica che coinvolge un numero crescente di cittadini. La casa, infatti, continua a essere uno degli elementi fondamentali per garantire inclusione, stabilità e dignità alle persone.

In un contesto segnato dall’aumento delle fragilità economiche e dalla difficoltà di accesso agli alloggi, la scelta della Diocesi di Bergamo si propone come un modello innovativo di collaborazione tra enti sociali, proprietari e famiglie, con l’obiettivo di favorire una maggiore coesione sociale e contrastare il rischio di esclusione abitativa.

Redazione

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