Dopo aver scelto inizialmente il silenzio subito dopo l’arresto avvenuto nel novembre 2025, il 35enne ha deciso di rispondere alle domande della Procura, negando in particolare di aver mai narcotizzato le due donne, elemento centrale dell’impianto accusatorio.
«Ha fornito una spiegazione alternativa»
L’interrogatorio si è svolto dopo la chiusura delle indagini coordinate dalla pm Giulia Angeleri, che ha successivamente avanzato richiesta di rinvio a giudizio senza modificare i capi d’accusa.
Le avvocate difensori, Federico Pedersoli e Stella Belotti, hanno spiegato che il loro assistito «ha reso una spiegazione ampia e dettagliata alternativa rispetto alle accuse contestate», senza però entrare nel merito dei contenuti.
L’udienza preliminare davanti al gup Michele Martino Ravelli è stata fissata per il 9 settembre.
Il sospetto sull’uso di farmaci
Come sottolinea il Corriere Bergamo, uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda il presunto utilizzo di sostanze in grado di alterare lo stato di coscienza delle vittime.
Secondo la Procura, alle due donne potrebbero essere stati somministrati farmaci antidolorifici, tra cui Fentanyl, medicinali che sarebbero stati nella disponibilità dell’indagato perché utilizzati dalla madre gravemente malata.
Durante una perquisizione effettuata nel febbraio 2025, gli investigatori hanno infatti sequestrato diversi farmaci, elemento ritenuto rilevante nel quadro investigativo.
Minardi ha però escluso categoricamente di aver mai somministrato sostanze alle due donne.
La prima denuncia: foto intime e presunte minacce
La prima vicenda contestata risale al 2022 e coinvolge una donna conosciuta alcuni anni prima attraverso un sito di incontri.
Secondo l’accusa, dopo la fine della frequentazione il 35enne avrebbe cercato di riallacciare i rapporti e, di fronte al rifiuto della donna, avrebbe minacciato di diffondere fotografie intime in suo possesso.
Nel telefono dell’indagato sarebbero state trovate immagini e video ritenuti dagli inquirenti di particolare rilevanza investigativa.
Le immagini e il riferimento al «piccolo chimico»
Nell’ordinanza cautelare emessa durante le indagini, la giudice per le indagini preliminari aveva evidenziato come fotografie e video sequestrati costituissero «elementi di elevato valore probatorio».
Tra i contenuti esaminati figurerebbero immagini di una donna addormentata e messaggi nei quali l’uomo si sarebbe definito «collezionista», espressione che il gip aveva definito come riferimento a «macabri trofei».
In una conversazione acquisita agli atti, l’indagato avrebbe inoltre scritto a un conoscente di aver fatto «il piccolo chimico», frase che la Procura collega all’ipotesi di somministrazione di sostanze.
La difesa, al contrario, sostiene una ricostruzione differente degli eventi.
La seconda donna: il sospetto nel bicchiere di vino
L’altra denuncia riguarda una donna conosciuta nell’estate del 2025 attraverso una piattaforma online.
Secondo il suo racconto, durante un incontro in albergo avrebbe bevuto un bicchiere di prosecco offerto dall’uomo, avvertendo subito un sapore amaro e accusando poco dopo uno stato di forte debolezza e confusione.
La donna ha riferito agli investigatori di essersi svegliata la mattina seguente ancora priva di forze e di aver immediatamente sospettato di essere stata drogata.
Anche su questo episodio, l’imputato ha respinto ogni accusa, negando di aver aggiunto sostanze alle bevande.
In attesa della decisione del gup
Attualmente Marco Minardi si trova ancora detenuto in carcere per le accuse più gravi contestate nel procedimento.
Sarà l’udienza preliminare del prossimo settembre a stabilire se il 35enne dovrà affrontare il processo oppure se la difesa opterà per un rito alternativo, come il giudizio abbreviato.
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