Bergamo, il 74% delle nuove assunzioni resta precario: l’allarme della Cisl

Disoccupazione provinciale all’1,3%, ma restano criticità sulla stabilità del lavoro. Nel 2025 oltre 35mila dimissioni volontarie, mentre donne e giovani risultano maggiormente penalizzati

manager

Un mercato del lavoro capace di generare occupazione, ma che incontra maggiori difficoltà quando deve convincere i dipendenti a rimanere nel tempo. È il quadro tracciato dalla Cisl sulla provincia di Bergamo, dove il tasso di disoccupazione è sceso all’1,3% ma il ricorso a forme contrattuali non definitive continua a rappresentare una quota consistente delle nuove assunzioni.

Il dato principale riguarda proprio gli ingressi nel mondo del lavoro: il 74% dei contratti di assunzione nella Bergamasca rientra in forme considerate precarie, comprendendo rapporti a tempo determinato, apprendistato e somministrazione.

Negli ultimi quattro anni il numero degli avviamenti con queste formule è diminuito di circa 4mila unità. Parallelamente, però, non è stato registrato un aumento dei contratti definitivi tale da modificare significativamente lo scenario.

La Cisl richiama quindi l’attenzione non tanto sulla capacità del territorio di creare posti di lavoro, quanto sulle condizioni offerte e sulla possibilità di trasformare un’assunzione in un rapporto stabile e duraturo.

Meno trasformazioni a tempo indeterminato

Uno dei dati indicati dal sindacato riguarda il passaggio dai rapporti a termine a quelli a tempo indeterminato.

Nel 2020 la quota delle trasformazioni raggiungeva il 29,9%, mentre nel 2025 si è fermata al 24,7%. Una diminuzione superiore a cinque punti percentuali nell’arco temporale preso in considerazione.

Luca Nieri, segretario provinciale della Cisl, evidenzia una contraddizione tra questo andamento e le difficoltà manifestate dalle aziende nel reperire personale.

Secondo l’interpretazione del sindacato, la stabilizzazione dei lavoratori non sarebbe ancora utilizzata sufficientemente dalle imprese come strumento per aumentare la capacità di trattenere personale.

La questione assume particolare rilevanza proprio perché il mercato del lavoro bergamasco presenta livelli di disoccupazione estremamente contenuti. In una situazione nella quale il bacino di persone disponibili è ridotto, la competizione tra imprese riguarda infatti non soltanto la ricerca di nuovi addetti, ma anche la capacità di evitare che quelli già assunti scelgano altre opportunità.

Oltre 35mila dimissioni volontarie nel 2025

A rafforzare le preoccupazioni della Cisl è il numero delle persone che hanno deciso volontariamente di lasciare il proprio posto di lavoro.

Nel corso del 2025 sono state registrate 35.361 dimissioni volontarie. Una cifra che il sindacato considera particolarmente elevata in rapporto a un territorio caratterizzato da una disoccupazione vicina ai minimi.

Un ulteriore indicatore riguarda quanto accade immediatamente dopo l’assunzione. Su 25.591 nuovi rapporti presi in considerazione, 2.824 lavoratori si sono dimessi durante il periodo di prova, una quota superiore al 10%.

Per la Cisl questo fenomeno segnala che una parte dei dipendenti, dopo aver sperimentato direttamente una determinata occupazione per poche settimane, sceglie di interrompere rapidamente il rapporto.

È proprio da questi numeri che nasce la sintesi proposta dal sindacato: il sistema produttivo bergamasco continua a occupare e a cercare personale, ma incontra difficoltà nell’essere sufficientemente attrattivo e, soprattutto, nel trattenere i lavoratori nel medio-lungo periodo.

Salari, turni e conciliazione tra vita e lavoro

Quali sono le ragioni alla base delle difficoltà? Secondo Nieri, le criticità riguardano diversi aspetti dell’organizzazione lavorativa.

Tra i fattori individuati dalla Cisl ci sono salari ritenuti non sempre competitivi, turni rigidi, difficoltà nella conciliazione tra vita privata e professionale e limitate opportunità di crescita all’interno delle aziende.

Sono elementi che possono assumere un peso crescente in un mercato nel quale la disponibilità di manodopera è limitata e i lavoratori hanno maggiori possibilità di cercare alternative.

La capacità di attrazione di un’impresa, nella lettura proposta dal sindacato, non dipende quindi esclusivamente dalla disponibilità di posti, ma anche dalla qualità complessiva dell’offerta lavorativa e dalle prospettive professionali garantite nel tempo.

Disoccupazione all’1,3% e carenza di lavoratori

A rendere ancora più complesso il quadro interviene la dinamica demografica. Il calo delle nascite sta progressivamente riducendo la disponibilità potenziale di lavoratori, aumentando la necessità per le aziende di cercare personale anche al di fuori della provincia di Bergamo o all’estero.

Il tasso di disoccupazione provinciale, pari all’1,3%, fotografa un mercato già estremamente saturo.

Tra il 2019 e il 2025 la disoccupazione maschile è passata dal 2,8% allo 0,8%, mentre quella femminile è diminuita dal 4,7% al 2,1%.

La riduzione è quindi significativa per entrambi i generi, ma permane una differenza tra uomini e donne. Proprio sul versante dell’occupazione femminile, secondo la Cisl, esistono ancora margini che non vengono pienamente sfruttati.

Donne e giovani al centro della sfida occupazionale

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro continua infatti a essere strutturalmente inferiore. Il sindacato individua tra le possibili cause fattori culturali, insufficienza dei servizi, modelli organizzativi poco flessibili e le caratteristiche della tradizione manifatturiera bergamasca, storicamente caratterizzata da una maggiore presenza maschile.

Il tema diventa ancora più importante alla luce della progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa.

Per la Cisl, dunque, la sfida non consiste esclusivamente nel creare nuovi posti. In un territorio con una disoccupazione all’1,3%, il nodo diventa rendere le opportunità professionali sufficientemente competitive da attrarre personale e convincerlo a rimanere.

Contratti più stabili, retribuzioni, organizzazione dei turni, possibilità di conciliare lavoro e vita privata e prospettive di crescita diventano così alcuni degli elementi sui quali si gioca la capacità delle aziende bergamasche di rispondere alla crescente difficoltà nel reperire lavoratori.

 

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