L’Università degli Studi di Bergamo (UniBg) è pronta a una svolta salutista che potrebbe portare al divieto di fumo anche negli spazi all’aperto dei campus. L’ateneo, recentemente entrato a far parte della rete “Università Smoke Free”, si unisce a 14 altre università italiane con l’obiettivo di tutelare la salute e sensibilizzare la comunità sugli effetti nocivi del fumo, sia attivo che passivo. Questa decisione potrebbe presto trasformarsi in una regolamentazione concreta.
UniBg ha condotto un’indagine anonima per comprendere le abitudini sul consumo di tabacco all’interno della comunità universitaria. Come spiegato dalla professoressa Annalisa Cristini, delegata del rettore al Welfare e Sviluppo Sostenibile, l’indagine aveva un duplice scopo: da un lato, mappare le abitudini di fumo e il rispetto dei regolamenti attuali; dall’altro, informare studenti e personale sui pericoli del tabagismo. “La risposta al questionario è stata sorprendente, soprattutto da parte degli studenti – con un tasso di partecipazione superiore al 20% – che ha dimostrato grande attenzione verso queste tematiche”, ha commentato Cristini.
I dati raccolti mostrano che il 22% dei partecipanti fuma abitualmente, una percentuale in linea con la media nazionale. Tuttavia, solo il 39% degli intervistati era a conoscenza della legge n.128 del 2013, che vieta di fumare in aree esterne come parcheggi, giardini e impianti sportivi degli istituti scolastici. Attualmente, spetta a ciascun ateneo decidere l’applicazione di simili divieti, ma UniBg sembra orientata a una regolamentazione più restrittiva.
Secondo Cristini, l’idea è di creare spazi designati per i fumatori se il divieto dovesse essere esteso agli spazi all’aperto, senza rendere impossibile il consumo di tabacco, ma limitandolo a determinate aree. Nel questionario, il 50% degli intervistati ha espresso sostegno per un’estensione del divieto come possibile misura per aiutare i fumatori a ridurre o smettere.
I risultati dell’indagine, presentati lo scorso 14 ottobre al Senato Accademico, potrebbero portare a un aggiornamento del regolamento antifumo dell’ateneo. Cristini sottolinea l’importanza di sensibilizzare sulla questione ambientale legata al fumo: la dispersione dei mozziconi danneggia l’ambiente e la quasi totalità dei partecipanti (91%) ha dichiarato di essere consapevole dell’impatto ecologico negativo del fumo e dei mozziconi abbandonati.
La città di Bergamo non ha ancora adottato regolamenti per limitare il fumo negli spazi pubblici all’aperto, come già accaduto a Torino, dove il Comune ha vietato il fumo nei parchi pubblici e nelle aree gioco per bambini. L’Università di Bergamo, invece, si impegna a sensibilizzare i propri studenti e il personale non solo per la tutela della salute individuale, ma anche per proteggere l’ambiente. “Regolamentare il fumo e sensibilizzare sui rischi per la salute e l’ambiente è un nostro dovere come istituzione”, conclude Cristini. La salute pubblica è, infatti, un tema centrale: il tabacco rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio evitabili in Europa e, secondo i dati dell’OMS, causa oltre 8 milioni di morti ogni anno nel mondo, 93mila solo in Italia.
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