Il consiglio direttivo della sottosezione Cai Valle di Scalve ha espresso all’unanimità la sua contrarietà al progetto di unire Colere e Lizzola in un unico comprensorio sciistico, previsto per il 2026. Al centro della posizione, un nuovo modello di sviluppo turistico basato su sostenibilità e rispetto del territorio.
Un progetto contestato
Il comprensorio Colere-Lizzola, sostenuto da risorse economiche prevalentemente pubbliche, mira a creare un grande polo sciistico in alta quota. Tuttavia, il Cai Valle di Scalve, insieme a una petizione che ha già raccolto oltre cinquemila firme, si oppone al progetto. Secondo i detrattori, l’iniziativa non tiene conto delle fragilità ambientali e infrastrutturali del territorio, né delle necessità delle comunità locali.
Il presidente del Cai Valle di Scalve, Domenico Belingheri, sottolinea: «Si tratta di un’idea vecchia di trent’anni, che ignora le consapevolezze maturate nel tempo. Oggi abbiamo gli strumenti per immaginare un modello di sviluppo più ambizioso e lungimirante, da costruire insieme».
Proposte alternative per un turismo lento
Per il Cai, il turismo montano non deve basarsi su grandi infrastrutture e consumo intensivo del territorio, ma su attività che valorizzino il patrimonio naturale e culturale. Tra le proposte avanzate figurano trekking tematici, cammini guidati, alpinismo, scialpinismo, percorsi per mountain bike ed esperienze di formazione outdoor.
Inoltre, il Cai promuove idee innovative come bagni in foresta, yoga, incontri con autori, esperienze musicali e di scrittura, nonché iniziative legate alla produzione agroalimentare locale e al recupero di strutture abbandonate. «Proposte di frequentazione lenta e leggera possono garantire un equilibrio tra uomo e natura, preservando la bellezza del nostro territorio senza comprometterlo», si legge nel comunicato.
Un futuro diverso per le montagne
Il Cai Valle di Scalve mette al centro del dibattito una visione di turismo che non sia legata al consumo del territorio, ma al suo rispetto. «Perché nel 2025 ancora pensiamo che la nostra unica salvezza sia adeguarci a un modello di sviluppo urbano che sta già mostrando i suoi limiti?», si chiede il consiglio direttivo.
Questa posizione non è contraria al turismo in sé, come sottolineato dallo stesso Cai, che ha promosso progetti come “La Via Decia” nel 2023. L’obiettivo è costruire un modello di turismo sostenibile, capace di generare valore per le comunità locali senza deturpare il patrimonio naturale e culturale.
Le implicazioni culturali ed economiche
Al netto delle problematiche ambientali ed economiche, il Cai ritiene che il vero nodo della questione sia culturale. «Dobbiamo decidere quale visione di futuro vogliamo per i nostri territori», afferma il comunicato. Un futuro che, secondo i promotori di questa posizione, deve essere costruito insieme, con scelte condivise e consapevoli.
Il progetto Colere-Lizzola rappresenta quindi un bivio per il territorio: da un lato, il modello tradizionale del grande comprensorio sciistico; dall’altro, l’idea di un turismo più rispettoso e sostenibile.
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