L’introduzione delle Zone 30 nelle città italiane sta dimostrando la sua efficacia nel migliorare la sicurezza stradale senza impattare negativamente sul traffico. A confermarlo sono i dati di Bologna, la prima grande città italiana ad adottare il limite di 30 km/h su gran parte della rete viaria.
A un anno dall’implementazione del progetto, il capoluogo emiliano ha registrato un calo del 13,1% degli incidenti stradali, con una drastica riduzione dei feriti gravi (-31%) e, per la prima volta in oltre tre decenni, nessun pedone deceduto. Anche il bilancio complessivo delle vittime della strada è migliorato: dieci morti nel 2024, otto in meno rispetto al 2023 e undici in meno rispetto al 2022.
Parallelamente, il traffico veicolare è diminuito del 5%, mentre l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto è aumentato del 10%, segno di un cambiamento nelle abitudini di mobilità urbana.
Un modello promosso anche dai cittadini
Nonostante le iniziali polemiche, l’opinione pubblica bolognese ha progressivamente accolto il progetto. Un segnale chiaro arriva dalla raccolta firme promossa da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia per indire un referendum contro le Zone 30: l’iniziativa, che necessitava di 9.000 firme, si è fermata a 3.500 adesioni in tre mesi, confermando il sostegno della maggioranza dei cittadini alla misura.
Bergamo esita: focus sugli infovelox
Mentre Bologna dimostra con i fatti il successo del modello, Bergamo procede con maggiore cautela. La città ha già imposto il limite di 30 km/h su 198 km di strade, avvicinandosi all’obiettivo dei 218 km previsti dal PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). Tuttavia, invece di espandere il progetto, l’amministrazione valuta un potenziamento degli infovelox per il controllo della velocità , frenando momentaneamente l’estensione delle Zone 30.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.