Bergamo, 2.600 negozi di vicinato in meno in 20 anni: tre paesi senza alimentari

La desertificazione commerciale avanza rapidamente, colpendo soprattutto i piccoli centri. In tre comuni bergamaschi non esiste più un negozio di alimentari, mentre in oltre venti paesi resiste un solo esercizio di vicinato.

negozio di alimentari

La provincia di Bergamo ha visto una drastica riduzione dei negozi di vicinato, passati dai 12.568 del 2005 ai 9.968 del 2024. In vent’anni sono scomparsi 2.600 esercizi commerciali, con un impatto significativo sulle comunità locali, in particolare nelle aree montane e nei piccoli centri. La chiusura di queste attività si lega strettamente al fenomeno dello spopolamento, che sta svuotando interi territori sia di abitanti che di servizi essenziali.

Un fenomeno in accelerazione

I negozi di vicinato, spesso a conduzione familiare, hanno da sempre rappresentato un punto di riferimento per le comunità locali, fornendo non solo beni essenziali, ma anche un presidio sociale e culturale. Tuttavia, la loro sopravvivenza è stata messa a dura prova da cambiamenti demografici e dalle trasformazioni del commercio, con l’espansione della grande distribuzione e dell’e-commerce.

Secondo il Centro studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, solo il 39% degli italiani ha accesso a un negozio di alimentari a pochi minuti da casa, segno che il modello della “città a 15 minuti” rimane ancora lontano dalla realtà.

Come sottolinea Bergamonews, nel contesto bergamasco, un abitante su tre vive in comuni con meno di 5.000 abitanti, dove la popolazione è scesa da 357.000 a 344.000 persone in un solo anno. L’invecchiamento della popolazione e la migrazione dei giovani verso le città stanno accelerando il declino di queste aree, rendendole sempre meno attrattive per le attività commerciali.

Comuni senza negozi: il caso di Oltressenda Alta e Valnegra

Secondo i dati della Regione Lombardia aggiornati al 30 giugno 2024, in provincia di Bergamo esistono due comuni totalmente privi di negozi di vicinato:

  • Oltressenda Alta (136 abitanti in Val Seriana) non ha mai avuto un negozio dal 2005 a oggi.
  • Valnegra (poco più di 200 residenti in Val Brembana) ha visto chiudere progressivamente tutti i suoi esercizi, con l’ultima serranda abbassata nel 2022.

A Bedulita, un solo negozio resiste, ma non è un alimentari: l’ultimo punto vendita con merceologia mista ha chiuso nel 2006. Situazioni simili si registrano a Chignolo d’Isola e Foresto Sparso, dove la spesa alimentare è possibile solo grazie alla presenza di supermercati o minimarket specializzati.

Complessivamente, 22 comuni bergamaschi contano un solo negozio di vicinato, con una forte concentrazione in Val Brembana, Valle Imagna e Val Seriana. Vent’anni fa erano tredici, dieci anni fa sedici: il fenomeno non solo non si arresta, ma sta accelerando.

L’impatto della desertificazione commerciale

Un’analisi di Confesercenti ha evidenziato come, negli ultimi dieci anni, oltre 26 milioni di italiani abbiano perso l’accesso a negozi di base, tra cui alimentari, edicole, bar e distributori di carburante. Questa situazione ha conseguenze pesanti:

  • Peggiora la qualità della vita, aumentando la necessità di spostamenti per servizi essenziali.
  • Riduce la coesione sociale, privando le comunità di luoghi di incontro.
  • Implica una perdita economica per i territori, con meno posti di lavoro e minori entrate fiscali per i comuni.

Secondo Confesercenti, il 5.653 comuni italiani sono interessati da questo processo. In molti di essi, i commercianti hanno cercato di adattarsi al cambiamento, incrementando la presenza online e modificando le strategie di vendita per bilanciare l’esperienza in negozio con le nuove abitudini digitali dei consumatori.

Il futuro del commercio di prossimità

Il commercio di vicinato gioca un ruolo cruciale nello sviluppo delle comunità locali, fornendo servizi essenziali e mantenendo vivo il tessuto sociale ed economico. La chiusura progressiva di queste attività minaccia non solo l’accessibilità ai beni primari, ma anche la vitalità dei piccoli centri.

Per contrastare questa tendenza, le istituzioni e le associazioni di categoria stanno studiando iniziative di sostegno, che includono incentivi economici, agevolazioni fiscali e modelli di commercio innovativi capaci di coniugare fisico e digitale. Tuttavia, senza interventi strutturali, il rischio è che la desertificazione commerciale diventi irreversibile in molte aree del Paese.

Redazione

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