A un anno dalla scomparsa di Arnaldo Minetti, il suo nome si aggiunge ufficialmente all’Hospice dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Borgo Palazzo, già dedicato alla moglie Kika Mamoli. La struttura prende ora il nome di “Hospice Kika Mamoli e Arnaldo Minetti”, in ricordo di due pionieri delle cure palliative, il cui operato ha lasciato un segno profondo nel territorio bergamasco e a livello nazionale.
Il primo hospice pubblico in Italia
Negli anni ’90, Kika Mamoli e Arnaldo Minetti, animati dalla convinzione che il diritto alla salute comprenda anche il diritto a non soffrire, iniziano a lavorare a un progetto ambizioso: un luogo che garantisca assistenza e dignità ai malati inguaribili. L’Associazione Cure Palliative, da loro fondata, avvia una grande raccolta fondi coinvolgendo istituzioni, imprese e cittadini. Il risultato è la nascita dell’Hospice di Borgo Palazzo, inaugurato il 22 dicembre 2000 e donato agli allora Ospedali Riuniti di Bergamo, diventando così il primo hospice pubblico d’Italia.
“Collaboriamo attivamente fin dalla sua nascita, cioè da 36 anni, e anche grazie a loro continuiamo ad offrire cura e assistenza ai malati inguaribili in fase avanzata di malattia”, sottolinea Francesco Locati, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ricordando il valore della collaborazione con l’Associazione Cure Palliative, oggi portata avanti dalla figlia Aurora Minetti.
Un’eredità di impegno e solidarietà
Alla cerimonia ha partecipato la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, che ha ricordato Minetti come un uomo determinato e visionario: “Rendiamo omaggio a un pioniere che ha dedicato la sua vita alla battaglia per il diritto alla cura senza dolore e alla dignità del fine vita. Il suo esempio rivive oggi negli operatori e volontari che ogni giorno assistono i malati”.
L’assessora alle Politiche sociali, Marcella Messina, ha evidenziato le qualità di Minetti come uomo e imprenditore: “Un temperamento tenace, una solida etica e un’energia inesauribile che ha saputo trasferire in ogni iniziativa”.
Per Simonetta Cesa, direttore socio sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII, l’intitolazione dell’hospice è un tributo a chi ha cambiato la prospettiva sulla malattia: “Dietro il lavoro delle nostre équipe c’è il sogno di chi, quasi 40 anni fa, ha iniziato a cambiare l’approccio collettivo e sanitario alle malattie inguaribili, per offrire ai malati e alle loro famiglie la miglior qualità di vita possibile”.
Un diritto ancora da difendere
Nel suo intervento, Aurora Minetti, oggi presidente dell’Associazione Cure Palliative, ha ricordato l’impegno dei genitori per garantire il Diritto alla Salute, un principio che, nonostante i progressi, necessita ancora di essere tutelato: “L’hospice di Borgo Palazzo porterà per sempre il loro nome, affinché nessuno dimentichi quanta strada ci sia ancora da fare per garantire dignità nel fine vita. Solo con il contributo di tutti, pubblico, privato e no profit, possiamo migliorare la qualità dell’assistenza”.
Un’eredità che continua
L’assessore regionale alla Casa e Housing sociale, Paolo Franco, ha definito Mamoli e Minetti “due figure straordinarie, che hanno lasciato un’impronta indelebile. Il loro lavoro ha contribuito a promuovere un modello di accoglienza umana e dignitosa, e questa intitolazione è un segno di riconoscenza per il loro impegno a servizio della comunità”.
Anche Alessandra Gallone, consigliera del Ministero dell’Università e della Ricerca, ha voluto sottolineare il valore dell’eredità lasciata dai due pionieri: “L’eredità di Arnaldo non è solo in un nome, ma in ogni sorriso sollevato, in ogni sguardo rasserenato, in ogni sollievo donato. Oggi è Aurora, con la sua dedizione, a rendere quel sogno una realtà”.
L’intitolazione dell’Hospice di Borgo Palazzo non è solo un omaggio alla memoria di due grandi figure del volontariato, ma un impegno collettivo affinché la loro missione continui, offrendo assistenza, conforto e dignità a chi affronta il momento più delicato della vita.

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