Molestata in volo, registra tutto: la denuncia della giornalista Linda Caglioni

La cronista bergamasca racconta l'aggressione verbale subita su un volo Palermo-Milano: "Avevo paura, ho registrato per difendermi"

Una denuncia pubblica, lucida e coraggiosa. È quella di Linda Caglioni, giornalista bergamasca che ha raccontato – sulle colonne de Il Fatto Quotidiano e in un post sui social – la molestia verbale subita da un uomo durante un volo Palermo-Milano. Un episodio che ha scelto di documentare registrando l’intera conversazione, audio poi condiviso (con voce mascherata) per mostrare cosa significhi essere vittima di violenza anche in spazi apparentemente sicuri.

Il fatto è avvenuto nei giorni scorsi, quando, a bordo dell’aereo, un uomo sui trent’anni si è seduto accanto alla giornalista, iniziando con un dialogo all’apparenza innocuo. Ma in pochi minuti il tono si è trasformato in esplicite avance a sfondo sessuale, culminate in frasi come: «Se non eravamo sull’aereo ti ero già saltato addosso». Una “climax di proposte” sempre più volgari, come le definisce Caglioni, che ha deciso di non restare in silenzio.

“Desiderava baciarmi, poi ha detto che voleva sfondarmi”, scrive la giornalista nel suo post. Di fronte a questa escalation verbale, ha scelto di registrare quanto stava accadendo. «Lo avevo avvisato, ma non gli importava – racconta –. Lo facevo anche per tutelarmi. Se fosse successo qualcosa, volevo esistesse una prova che avevo detto no». Un gesto di autodifesa, ma anche un mezzo per non sentirsi invisibile, in un contesto dove spesso le vittime temono di non essere credute.

“Ho avuto paura. Paura di segnalare l’accaduto, paura di possibili ritorsioni una volta atterrati”, spiega. E proprio questo timore – condiviso da molte donne in situazioni simili – l’ha spinta a denunciare pubblicamente l’episodio. Una scelta meditata, sostenuta anche dal desiderio di rompere un meccanismo culturale che spesso ribalta le responsabilità, colpevolizzando chi subisce.

“In passato, quando ho percepito che qualcosa poteva andare storto, ho accusato me stessa per essermi trovata in trappola”, scrive ancora Caglioni. Un sentimento comune a molte vittime di molestie, che interiorizzano il senso di colpa. Un tema che si intreccia con il giudizio sociale, sempre pronto a scandagliare le scelte e i comportamenti delle donne più che a condannare gli aggressori.

Nel suo post, la giornalista richiama anche casi recenti di cronaca nera, come quello di Sara Campanella, commentato da alcuni media in termini che hanno alimentato stereotipi dannosi, come l’idea che «fosse morta perché troppo indipendente». Un concetto che Caglioni rifiuta con forza: “È più facile instillarci la paura che impegnarsi a cambiare una cultura malata”, conclude.

Redazione

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