Oltre 250 giovani si sono radunati nella mattinata di giovedì 2 ottobre in porta nuova per chiedere la fine di quello che hanno definito “il genocidio a gaza”. Il presidio, organizzato dal coordinamento studentesco di bergamo, ha richiamato bandiere palestinesi, cori come “free palestine” e messaggi rivolti alle istituzioni locali e nazionali per interrompere accordi e relazioni con israeliane università e organismi militari.
La manifestazione si è svolta attorno alla fontana di fronte ai propilei, dove diversi partecipanti hanno preso la parola per spiegare motivazioni e richieste. I ragazzi hanno detto di non voler abbassare la testa davanti alle atrocità segnalate nella regione e hanno chiesto azioni concrete: dal governo centrale fino al livello comunale e accademico. Tra le rivendicazioni principali c’è la richiesta che l’università e il comune di bergamo prendano un’iniziativa formale per sospendere rapporti e progetti in collaborazione con enti israeliani.
L’evento è stato indetto dopo quanto avvenuto nella global sumud flotilla, la missione internazionale e pacifica che cercava di portare aiuti ai civili palestinesi e che, secondo gli organizzatori della protesta, è stata fermata dalle forze israeliane. La manifestazione voleva quindi essere anche una risposta solidale alle iniziative di supporto internazionale e ai blocchi che in questi giorni hanno interessato porti, aeroporti e infrastrutture di trasporto.
Diego Scala, portavoce del coordinamento studentesco di bergamo, ha sintetizzato il sentimento del presidio: “Siamo in piazza perché vogliamo fare la nostra parte contro il genocidio che sta avvenendo in questo momento in palestina”, ha dichiarato. Scala ha inoltre spiegato come gli studenti intendano sostenere, con iniziative proprie, i lavoratori che partecipano alle azioni di sciopero e blocco, definendo la mobilitazione come parte di una rete più ampia di solidarietà.
Tra le richieste concrete avanzate dal coordinamento vi sono l’interruzione degli accordi di cooperazione dell’università con atenei israeliani e con istituzioni collegate alle idf, oltre alla presentazione e all’approvazione di una mozione consiliare che condanni gli eventi nella regione. Gli studenti hanno anche chiesto al comune di dichiararsi formalmente contro quanto definito “genocidio” e di adottare provvedimenti amministrativi che interrompano i rapporti economici e culturali con israeliane controparti.
La protesta si è svolta in un clima di forte partecipazione giovanile e con interventi che hanno alternato appelli politici e richiami alla solidarietà umanitaria. Non sono state riportate tensioni significative durante il presidio; l’iniziativa si è conclusa con l’impegno degli organizzatori a proseguire la mobilitazione e a seguire gli sviluppi delle richieste politiche presentate.
Il coordinamento ha annunciato che la mobilitazione non si fermerà: i ragazzi intendono continuare a promuovere iniziative di sensibilizzazione, assemblee e pressioni istituzionali fino a quando non riceveranno risposte concrete dalle autorità locali e nazionali. L’obiettivo dichiarato è trasformare il consenso di piazza in atti amministrativi e politiche pubbliche che rispondano ai criteri di tutela dei diritti umani e di responsabilità internazionale.
In sintesi, la mattinata in porta nuova ha messo in luce due elementi: la capacità di mobilitazione degli studenti bergamaschi su temi internazionali e la volontà di tradurre il dissenso in richieste precise verso istituzioni locali e nazionali. I prossimi giorni serviranno a capire se le istanze sollevate troveranno eco nel consiglio comunale, nell’università e, più in generale, nel dibattito politico cittadino.
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