Dopo giorni di detenzione nel deserto del Negev, il 25enne bergamasco Dario Crippa è finalmente tornato in Italia. L’attivista, membro della missione umanitaria “Freedom Flotilla” diretta verso Gaza, è rientrato a casa dopo un viaggio che lo ha portato da Tel Aviv ad Atene, e infine a Malpensa, dove è atterrato nelle scorse ore. Emozionato e provato, Crippa ha potuto riabbracciare la famiglia e raccontare le condizioni subite dopo il sequestro della sua imbarcazione da parte della marina israeliana.
“Sono felice di essere tornato a casa”, sono state le sue prime parole, pronunciate mentre si trovava in viaggio verso Bergamo. Crippa si trovava a bordo della barca Otaria, abbordata nella notte tra il 1° e il 2 ottobre in acque internazionali. L’operazione, condotta dalle motovedette della marina militare israeliana, ha portato al sequestro dell’imbarcazione e alla detenzione dei passeggeri, tra cui diversi attivisti e volontari internazionali.
“Ci hanno portato in un piazzale sotto il sole, senza acqua né cibo, seduti o in ginocchio per ore”, racconta Crippa. Le testimonianze parlano di maltrattamenti e umiliazioni: “Hanno sbattuto a terra Greta Thunberg e le hanno sputato addosso mentre si facevano selfie”, afferma l’attivista. Gli episodi documentati da alcuni video e confermati da altri presenti sulla nave descrivono una situazione tesa e violenta, seguita dal trasferimento in carcere.
Il gruppo è stato condotto nella prigione di Kesdiot, nel deserto del Negev, dove ha trascorso giorni in condizioni durissime. “Ci spostavano da una cella all’altra durante la notte, svegliandoci con Kalashnikov puntati addosso. Eravamo in tredici, e noi più giovani dormivamo per terra.” Crippa descrive anche l’assenza di acqua potabile, sostituita da quella dei bagni: “Bevevamo l’acqua calda del deserto, ma poca, perché ci causava forti dolori allo stomaco.”
Tra i detenuti, alcune persone avevano patologie croniche, ma le medicine sono state ritirate al momento dell’arresto. “Una compagna diabetica non aveva più accesso all’insulina”, denuncia Crippa, che sottolinea come il racconto delle condizioni vissute in prigione sia solo un riflesso di ciò che ogni giorno accade alla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.
Il giovane attivista non si dice scoraggiato, anzi: ribadisce l’impegno a proseguire la lotta pacifica per i diritti umani, in particolare attraverso altre future missioni di solidarietà. “Ci sono altre Flotilla in programma, e continueremo a tentare di portare aiuti umanitari a Gaza. Anche se non siamo riusciti a consegnarli stavolta, abbiamo acceso i riflettori sul genocidio in corso.”
In Italia, la vicenda ha avuto una forte eco. “Le manifestazioni e il sostegno popolare sono la dimostrazione che non è stato tutto inutile. La coscienza collettiva si è svegliata, e questo è già un primo risultato.”
Ora, per Crippa, è il momento di prendersi una pausa: “Mi riposerò qualche giorno, poi tornerò in università: ho ancora qualche esame da dare”. Ma il suo impegno non si ferma: “Gaza continua a essere sotto le bombe, e il nostro governo ancora non ha fatto nulla per fermare questa tragedia.”
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