Il dolore della madre di Pamela: “Era un sole, quel mostro deve pagare per tutto il male che le ha fatto”

La famiglia della giovane uccisa a Milano rompe il silenzio: “Non sapevamo nulla delle violenze. Bisogna parlarsi e non nascondere mai le cose”

pamela genini

“Era un sole, amore puro, un angelo caduto dal cielo. Una luce che c’era in me.” Con queste parole, la madre di Pamela Genini, la 29enne originaria della Valle Imagna uccisa a Milano dal compagno Gianluca Soncin, ha rotto il silenzio parlando ai microfoni di Ore 14. La donna, straziata dal dolore, ha chiesto giustizia per la figlia: “Per tutto quel che ha fatto quel mostro, deve pagare. L’ha fatta soffrire tanto”.

L’intervista, densa di emozione e rabbia, arriva a pochi giorni da un femminicidio che ha sconvolto non solo la comunità bergamasca, ma l’intero Paese. La madre di Pamela ha voluto lanciare anche un messaggio a tutte le famiglie: “Bisogna aiutarsi a vicenda, mai nascondere le cose. Non si deve restare soli.”

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la sera del 14 ottobre Gianluca Soncin ha fatto irruzione nell’abitazione della giovane utilizzando una copia delle chiavi che aveva fatto di nascosto, colpendola con almeno 24 coltellate. Un’aggressione brutale avvenuta mentre Pamela era al telefono con un amico, il suo ex fidanzato, a cui stava confidando la paura crescente per le minacce dell’uomo.

Gli ultimi messaggi inviati dalla 29enne, pochi minuti prima di morire, testimoniano la drammatica lucidità di chi comprende di essere in pericolo ma non sa come reagire. Alle 21:45 scrive: “Ho paura, ti rendi conto cosa ha fatto”. Un minuto dopo: “Questo è matto completamente, non so che fare”. Alle 21:52, l’ultimo messaggio: “Teso, che faccio?”

L’amico, dall’altro capo della chat, le risponde subito: “Stanno arrivando. La polizia li ho chiamati e sto arrivando pure io. Apri sotto che sono giù la polizia.” Ma non c’è stato più tempo. Pochi istanti dopo, Pamela è stata raggiunta dai colpi fatali.

La famiglia ha spiegato di non aver mai avuto conoscenza diretta delle violenze fisiche e psicologiche subite dalla figlia. Un silenzio dettato probabilmente dalla vergogna, dalla paura o dal desiderio di proteggere chi amava, come purtroppo accade in molte storie di maltrattamenti domestici.

Il caso di Pamela Genini, già aggredita nel settembre 2024 a Cervia ma mai denunciata formalmente quella violenza, solleva ancora una volta interrogativi sul sistema di prevenzione e tutela delle vittime. Nonostante le segnalazioni, nessuna misura fu adottata nei confronti di Soncin, che ha poi agito indisturbato.

Oggi, dal dolore della madre, emerge una richiesta di giustizia ma anche di consapevolezza collettiva: “Bisogna parlarsi, aprirsi, chiedere aiuto. Le cose non si devono mai nascondere, perché poi può essere troppo tardi.”

 

Redazione

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