Fiera di Bergamo, processo per peculato: Gori testimone chiave. «Denunciai in Procura nel 2019»

Accuse per rimborsi fittizi e consulenze false. La Finanza: “Trovati sacchetti della spesa pieni di contanti”

Fiera Bergamo

È entrato nel vivo il processo per le presunte ruberie alla Fiera di Bergamo, con accuse di peculato per oltre mezzo milione di euro e una sfilata di testimonianze decisive. A sei anni dalle perquisizioni della Guardia di Finanza e dagli arresti domiciliari dell’ex direttore tecnico di Promoberg, Stefano Cristini, in aula si è presentato anche l’ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori, la cui segnalazione avviò formalmente l’inchiesta.

“Mi fu chiesto un incontro riservato da alcuni dipendenti di Promoberg l’8 aprile 2019. Mi parlarono di rimborsi fasulli intestati a loro insaputa. Due giorni dopo andai in Procura”, ha dichiarato Gori davanti ai giudici. Il racconto del parlamentare europeo conferma la genesi di una vicenda iniziata con il sospetto di una dipendente, Martina Locatelli, che si insospettì leggendo una nota spese per carburante a nome di una collega che andava al lavoro in bicicletta.

Da lì si scoprì un sistema che, secondo gli inquirenti, andava avanti da oltre 15 anni. Gli ex dipendenti, tra cui Enrico Pennacchi e Mauro Baio, hanno raccontato come passarono al vaglio faldoni su faldoni di documenti contabili, archiviati in magazzino, dove ogni mese risultavano rimborsi irregolari sistematicamente accreditati. I soldi, secondo l’accusa, venivano incassati direttamente da Cristini, che avrebbe agito con la complicità di Luigi Trigona, ex segretario generale, Diego Locatelli, ex responsabile di cassa, e Mauro Bagini, ex presidente del collegio sindacale.

Il totale contestato è di 524.700 euro, ma la Guardia di Finanza aveva inizialmente individuato flussi sospetti per 900 mila euro, parte dei quali finiti in prescrizione. Le somme sarebbero state ottenute attraverso finte note spese, rimborsi carburante e false consulenze, con un sistema rodato e apparentemente consolidato.

Sconcertanti anche i dettagli emersi sulle modalità di conservazione del denaro contante. Durante le perquisizioni, la Guardia di Finanza ha trovato sacchetti della spesa pieni di banconote nascosti in uno sgabuzzino negli uffici di Promoberg. “Abbiamo rinvenuto versamenti in contanti fino a 20.000 euro per volta, per un totale di 138.000 euro tra il 2008 e il 2016”, ha riferito il luogotenente Claudio Romano. Nel frattempo, lo stipendio di Cristini saliva da 2.000 a 6.000 euro mensili, con un extra compenso da 12.000 euro mai formalmente approvato dal Consiglio d’amministrazione.

Tra le testimonianze, anche quella della dipendente Donatella Tiraboschi, che ha riconosciuto la grafia di Cristini in alcune note spese a suo nome: “Riconobbi la ‘A’ triangolare che usava scrivendo”. Il sentimento più diffuso tra i lavoratori era di smarrimento e delusione: “Ci sentivamo una famiglia. All’improvviso tutto è cambiato. Cristini diventò dispotico”, ha spiegato ancora la Tiraboschi, ricordando perfino che d’inverno gli uffici restavano al freddo e i dipendenti si scaldavano con stufette.

Al centro dell’indagine anche consulenze fittizie, alcune intestate perfino al “Mago Silvan”. Alla domanda dell’avvocato difensore se il famoso illusionista fosse mai stato in Fiera, Tiraboschi ha risposto seccamente: “Io Silvan non l’ho mai visto”.

L’inchiesta è condotta dai pm Silvia Marchina ed Emanuele Marchisio. Le prossime udienze vedranno altre testimonianze chiave, tra cui ulteriori ex dipendenti e membri della dirigenza. Intanto, Promoberg e la Camera di Commercio di Bergamo si sono costituite parte civile, puntando al recupero delle somme sottratte. Il prossimo appuntamento in aula è fissato per martedì 18 novembre, con un’altra carrellata di testimoni.

Redazione

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