Oltre 1.150 morti in 17 anni solo in provincia di Bergamo. È la cifra sconvolgente riportata da Ivanni Carminati, presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Strada, alla vigilia della Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, in programma domenica 16 novembre. Una tragedia silenziosa, fatta di vite spezzate e famiglie distrutte, che continua a consumarsi mese dopo mese: solo nel 2025 sono già 57 le vittime bergamasche, contro le 44 dell’intero 2024.
“È come se un paese intero fosse scomparso”, afferma Carminati a Bergamonews, che da quasi due decenni guida l’associazione fondata nel gennaio 2007. Numeri alla mano, la provincia conta sei vittime al mese, ma la stima reale è più alta, perché non include i residenti di altre province deceduti sulle strade bergamasche. Il bilancio, il peggiore dell’ultimo decennio, richiama l’urgenza di interventi strutturati, continui e concreti, a partire dalla prevenzione.
Il nuovo Codice? “Non basta, servono cultura e controlli”
Il nuovo Codice della Strada, entrato in vigore il 14 dicembre scorso, è stato accolto con speranza. Tuttavia, secondo Carminati, la curva degli incidenti ha ripreso a salire: “Le abitudini sono dure a morire. Non bastano leggi più severe se non cambia la mentalità. Serve un’educazione capillare, fin dai banchi di scuola.”
La proposta dell’associazione è chiara: introdurre l’educazione stradale già alle elementari, un investimento educativo per il futuro. Accanto a questo, servono controlli sistematici e tecnologia come strumenti di deterrenza, non per fare cassa, ma per salvare vite. Un approccio integrato che possa contrastare l’indifferenza e la recidiva, ancora troppo diffuse.
Cause note, tragedie evitabili
Le cause degli incidenti restano le stesse, ben note: velocità eccessiva, anche nei centri abitati, uso del cellulare alla guida, guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe e sorpassi azzardati, come quello all’origine dello schianto di domenica 9 novembre a Stezzano, costato la vita a tre persone innocenti.
“Le vittime sono spesso persone senza alcuna colpa”, sottolinea Carminati, che definisce “avvilente” la resistenza culturale al rispetto delle regole. Troppi continuano a sottovalutare i rischi, ignorando che in Italia si contano otto morti al giorno per incidenti stradali: oltre 3.000 croci l’anno.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.