Amianto nel basso Sebino: mesoteliomi anche dopo 30 anni dalla chiusura

Il distretto industriale tra Bergamo e Brescia continua a pagare le conseguenze dell’asbesto: oltre 400 casi in tre anni, colpite intere comunità

Nonostante il bando ufficiale risalga al 1992, in Italia l’amianto continua a uccidere, con centinaia di nuovi casi di mesotelioma che emergono ogni anno. Nel basso Sebino, tra le province di Bergamo e Brescia, si registra una delle situazioni più gravi: una crisi sanitaria ancora in corso, alimentata da esposizioni avvenute decenni fa.

Fino al 1994, il territorio compreso tra Sarnico, Paratico, Predore e Grumello del Monte ospitava un distretto produttivo legato alla lavorazione dell’amianto, con almeno sei aziende attive. Tutto iniziò da una manifattura di Sarnico, che forniva anche la Marina militare, per poi estendersi in una rete di imprese che impiegavano centinaia di operai spesso privi di protezioni adeguate.

Le fibre di asbesto, invisibili e letali, venivano utilizzate per produrre guarnizioni e componenti industriali, con una dispersione incontrollata che contaminava ambienti di lavoro e comunità circostanti. I verbali dell’Ussl di Iseo del 1993 descrivevano scenari allarmanti: macchinari aperti e assenza di misure di contenimento, nonostante la legge 257 del 1992 avesse già vietato l’uso dell’amianto.

Le conseguenze sanitarie sono ancora oggi drammatiche. Secondo i dati registrati negli ultimi tre anni, tra le province di Bergamo e Brescia si contano oltre 400 casi di malattie professionali riconducibili all’amianto, molti dei quali diagnosticati come mesoteliomi. La malattia, tipicamente legata all’esposizione all’asbesto, presenta una latenza che può superare i 40 anni. L’età media alla diagnosi è di 71 anni, mentre sotto i 44 anni resta ancora rara.

Gli avvocati Pierantonio Paissoni e Viviana Rapisarda, che da anni assistono le famiglie colpite, sottolineano come non sia sorprendente che a trent’anni dalla fine della produzione i numeri restino alti: bastava una singola esposizione per sviluppare neoplasie incurabili. I due legali hanno seguito anche il caso emblematico di una ditta di Paratico, che non notificò l’uso dell’amianto e fu sanzionata per violazioni gravi alle norme di sicurezza.

La tragedia silenziosa dell’amianto nel basso Sebino è oggi testimoniata da decine di storie familiari segnate da lutti e malattie, in un territorio che respirava la “polvere killer” ogni giorno, senza saperlo o senza essere adeguatamente protetto. Le battaglie legali per il riconoscimento dei diritti delle vittime e dei loro familiari continuano, spesso con processi complessi e iter lunghi.

Il caso del Sebino non è isolato, ma rappresenta una delle zone più simboliche di una storia industriale italiana mai davvero chiusa, in cui le vittime continuano a crescere anche decenni dopo la fine delle attività. Una ferita che rimane aperta non solo nella memoria, ma anche nelle statistiche sanitarie e nei reparti di oncologia.

Redazione

Seguici su

Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Il Tribunale accoglie la richiesta del Questore nei confronti di un uomo con precedenti soprattutto...
anziano soldi pensione
Un 42enne residente a Trescore Balneario, già arrestato a luglio, è accusato di altri due...
Bergamo, sei minorenni indagati per i disordini del 17 ottobre: avvisi di garanzia, perquisizioni, sei...
Tribunale di Bergamo
La decisione della Gip di Milano accende il confronto anche tra i legali bergamaschi. Dalle...
Il rapporto Ispra fotografa l'avanzata delle superfici occupate in provincia nel 2025. Calcinate, Treviglio e...
Il Comune avvia un piano di piantumazioni per l'inverno 2026-2027: nove quartieri prioritari, 58 specie...

Altre notizie