Una viabilità sempre più congestionata, un semaforo che non fa miracoli e un trasporto pubblico ancora lontano da essere una vera alternativa all’auto. È questa la fotografia della Val Seriana, dove gli interventi annunciati – tra cui l’attivazione del verde continuo alla Martinella – non sembrano incidere in modo sostanziale sulla qualità degli spostamenti lungo la Statale 671.
Da lunedì 15 dicembre è attiva la nuova fase sperimentale al semaforo della Martinella, ma le lunghe code restano, e con loro tempi di percorrenza tutt’altro che migliorati. La sensazione, sempre più diffusa tra pendolari e amministratori locali, è che queste misure siano solo palliativi. Come una singola oliva servita prima di un pasto, piccoli assaggi di soluzione che non affrontano il vero nodo: la quantità eccessiva di auto in circolazione.
Un confronto impietoso: dalla Val Seriana alla Spagna
Proprio negli stessi giorni in cui la sperimentazione bergamasca prendeva forma, in Spagna il premier Pedro Sánchez annunciava un abbonamento unico nazionale per i trasporti pubblici, valido per treni e autobus interurbani a 60 euro al mese (30 per i giovani sotto i 26 anni). Una misura che punta a ridurre l’inquinamento e incoraggiare l’uso del trasporto pubblico, considerato non solo un servizio ma una leva per la qualità della vita.
Il paragone accende inevitabilmente il dibattito anche in Lombardia, dove le tariffe attuali per muoversi con mezzi pubblici restano ben più alte: l’abbonamento “Io viaggio ovunque in Lombardia”, pur offrendo agevolazioni per minori e residenti, parte da 116 euro mensili e può arrivare fino a 1.000 euro l’anno per chi non rientra nelle categorie scontate.
La voce dei territori: costi, tempi e disagi
Jacopo Scandella, consigliere regionale del Partito Democratico e originario di Clusone, insiste sulla necessità di rendere il trasporto pubblico realmente competitivo. «Il costo – spiega – è un fattore centrale. Abbiamo chiesto alla Regione di introdurre scontistiche come quelle in vigore in Emilia-Romagna e Campania, partendo almeno dalla gratuità per gli studenti delle scuole e delle università. I costi attuali sono insostenibili per molte famiglie».
Ma il problema non è solo economico: la conformazione geografica delle valli rende difficile garantire un servizio efficiente, specie nei collegamenti tra piccoli centri e Comuni di cintura. L’allungamento delle linee Teb verso Vertova e Zogno è un passo positivo, ma l’utilizzo dell’auto privata resta spesso l’unica soluzione praticabile.
Regione Lombardia rivendica il proprio modello
Sulla difensiva l’assessora regionale alle Infrastrutture, Claudia Terzi, che ricorda come la Lombardia sia stata “antesignana” con l’introduzione degli abbonamenti integrati regionali, sottolineando che l’efficacia di queste politiche dipende anche dal Fondo nazionale trasporti, che al momento non eroga risorse sufficienti. «Con più fondi potremmo potenziare le politiche di mobilità alternativa già in atto», precisa.
Una nuova cultura della mobilità
Entrambi gli schieramenti sembrano convergere su un punto: serve un cambiamento culturale. «Non è solo una questione di traffico, ma di qualità della vita», ribadisce Scandella, proponendo anche la promozione dello smart working, la diffusione dei parcheggi di interscambio e l’introduzione della figura del mobility manager all’interno di aziende ed enti pubblici.
Una visione condivisa anche dall’assessora Terzi: «Bisogna lavorare su un cambio di mentalità. La maggior parte delle persone continua a preferire l’auto». Ma per cambiare abitudini servono incentivi concreti, infrastrutture adeguate e una rete capillare, specie nelle aree montane e periferiche.
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