Bergamo, la nuova stagione per la cultura del paesaggio
Dal 4 al 20 settembre 2026 Bergamo torna a essere il punto di riferimento internazionale per il mondo del paesaggio con la XVI edizione di Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio. In un periodo segnato dall’aumento delle temperature e dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, la manifestazione richiama in città professionisti e protagonisti della trasformazione verde provenienti da ogni continente.
Dalla Knepp Estate in Inghilterra a Madoo negli Hamptons, dal Cile alla Nuova Zelanda, arrivano esperienze e competenze diverse per affrontare una delle grandi sfide contemporanee: progettare luoghi capaci di migliorare la qualità della vita e di ristabilire un equilibrio tra uomo e natura.
Il tema scelto per questa edizione è New Renaissance, un nuovo Rinascimento del paesaggio che interpreta il progetto non soltanto come intervento estetico, ma come strumento culturale in grado di mettere in relazione natura, persone, scienza, arte e conoscenze differenti.
Il Festival dalla visione alla realizzazione concreta
La XVI edizione segna un cambiamento importante nel percorso della manifestazione. Dopo anni in cui le installazioni di Piazza Vecchia hanno rappresentato soprattutto un manifesto culturale temporaneo, il progetto del 2026 punta a confrontarsi direttamente con la realtà urbana.
La nuova Green Square diventa un laboratorio dedicato alla qualità dello spazio pubblico. La paesaggista Cristina Mazzucchelli firma l’intervento “Così è se vi appare”, nato dal confronto tra esigenze estetiche, funzionali e sociali.
L’obiettivo è affrontare il tema dei dehors storici della piazza attraverso una soluzione capace di integrare attività commerciali, tutela del patrimonio e nuova qualità ambientale.
Il progetto introduce fioriere specchianti coordinate con la pavimentazione a losanghe, elementi vegetali e superfici riflettenti che modificano la percezione dello spazio, creando un rapporto nuovo tra architettura storica e natura.
Come spiega Cristina Mazzucchelli:
«Il mio progetto “Così è (se vi appare)” rappresenta un punto di incontro e di sintesi tra l’esigenza avanzata dalla pubblica amministrazione, orientata a ridare uniformità e dignità estetica alla “Piazza più bella d’Europa”, e quella delle attività commerciali, desiderose di ottimizzare la funzionalità dei loro dehors che si affacciano su questo salotto urbano.»
La paesaggista sottolinea il superamento del concetto tradizionale di separazione:
«La mia proposta supera il concetto di ‘barriera’, introducendo un originale sistema di fioriere specchiate su due facce, che trasformano lo spazio in un insolito giardino contemporaneo altamente fruibile, i cui giochi di riflessione ne amplificano la percezione.»
Piazza Vecchia, progetto condiviso per il futuro della città
L’intervento nasce da un percorso di ascolto e collaborazione tra istituzioni, progettisti e operatori economici.
Pietro Cabrini, Executive Architect Green Square, evidenzia il valore dell’equilibrio raggiunto:
«La parola che meglio rappresenta questo percorso è equilibrio: equilibrio tra le esigenze dell’Amministrazione, dei conduttori e della città, con l’obiettivo comune di valorizzare Piazza Vecchia, una delle piazze più belle d’Italia.»
Il progetto rappresenta una sperimentazione innovativa:
«È stato un percorso di confronto, ascolto e condivisione, che ha richiesto grande impegno e la capacità di trovare soluzioni condivise anche in corso d’opera.»
Secondo Cabrini, si tratta di un intervento senza precedenti:
«Per la prima volta si è affrontato il riordino dei dehors di un’intera piazza come un progetto unitario, mettendo a sistema esigenze diverse e restituendo una visione complessiva e armonica dello spazio.»
La trasformazione di Piazza Vecchia diventa così uno degli esempi più evidenti del nuovo approccio del Festival: non soltanto mostrare idee, ma costruire occasioni concrete di sperimentazione urbana.
Urban Haven, nuovo concetto di benessere negli spazi pubblici
Accanto al progetto principale, la XVI edizione propone Urban Haven # Rifugio Urbano, installazione progettata dall’architetto Katuscia Ratto presso l’Antico Lavatoio di via Mario Lupo, in Città Alta.
Realizzato con il supporto del partner Pedrali, il progetto interpreta il paesaggio come luogo da vivere quotidianamente, creando un ambiente dove fermarsi, incontrarsi e recuperare una dimensione più lenta della vita urbana.
Vegetazione, luce, ombra e arredi definiscono una successione di spazi diversi: aree intime e raccolte si alternano a zone dedicate alla relazione e alla convivialità.
Katuscia Ratto racconta così l’origine del progetto:
«Dal focus “Nuovo Rinascimento” proposto quest’anno dal Landscape Festival nasce Urban Haven, come risposta a una domanda: come possiamo stare meglio in città? Credo che un progetto di paesaggio consapevole possa essere uno strumento concreto per creare spazi di benessere.»
L’architetto chiarisce la filosofia dell’intervento:
«Deve offrire una pausa dal ritmo quotidiano, creare comfort, favorire l’incontro e restituirci il piacere di fermarci e vivere uno spazio aperto. Per questo non ho pensato a un giardino da osservare, ma a un rifugio urbano da vivere.»
Il progetto valorizza gli elementi già presenti nel luogo:
«All’Antico Lavatoio sono partita da quello che il contesto offre: i grandi alberi, la pietra, l’ombra, la memoria del luogo.»
La realizzazione ha coinvolto anche Platek, Giardini Arioldi, Pezzoni Giardini e Togni Giardini, trasformando l’idea progettuale in uno spazio reale aperto alla comunità.
L’Università degli studi di Bergamo entra nel progetto
Uno dei pilastri della XVI edizione di Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio è la collaborazione strutturale tra Arketipos e Università degli studi di Bergamo, nata con l’obiettivo di sviluppare un percorso condiviso dedicato alla ricerca, alla formazione e alla progettazione culturale sul tema del paesaggio.
L’accordo triennale rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso del Festival: la manifestazione non si limita più alla durata dell’evento, ma punta a diventare una piattaforma permanente capace di generare conoscenza, confronto e nuove progettualità.
Le attività di alta formazione saranno ospitate nel complesso universitario di Sant’Agostino e coinvolgeranno studenti della Laurea Magistrale in Geourbanistica, del Dottorato di ricerca in Landscape Studies e di altri percorsi accademici.
Tra gli obiettivi più ambiziosi rientra lo sviluppo dell’Hub del Paesaggio di Astino, destinato a diventare un luogo permanente dedicato alla ricerca, all’osservazione, alla sperimentazione e alla divulgazione della cultura del paesaggio.
La collaborazione tra Comune e Ateneo: la città del futuro
La collaborazione tra Comune di Bergamo e Università degli studi di Bergamo si inserisce anche nel progetto Com-Uni, piattaforma dedicata alla costruzione di nuove strategie condivise.
In questo contesto si colloca l’incontro La natura in città. Idee per ripensare i paesaggi urbani, previsto il 14 settembre dalle 17.30 alle 19 presso I Giardini PwC dell’Accademia Carrara.
L’appuntamento sarà dedicato al ruolo della natura negli spazi urbani e alla necessità di ripensare le città alla luce del cambiamento climatico, delle isole di calore e dell’eccessiva impermeabilizzazione dei suoli.
Il confronto coinvolgerà studiosi ed esperti del settore, con l’obiettivo di individuare nuove strategie per riportare la natura all’interno dei centri abitati.
Il Festival tra meeting, seminari e masterclass
Il momento centrale della manifestazione sarà l’International Meeting of Landscape and Garden, in programma il 18 e 19 settembre nella suggestiva Aula Magna dell’Università di Bergamo nella sede di Sant’Agostino.
L’appuntamento riunirà architetti del paesaggio, garden designer, botanici, artisti, ricercatori, direttori di giardini sperimentali e progettisti urbani provenienti da Europa, Americhe, Africa, Asia e Oceania.
Al centro del confronto una domanda fondamentale: come progettare oggi paesaggi capaci di durare nel tempo, funzionare dal punto di vista ecologico e migliorare la qualità della vita delle persone?
Il programma prevede inoltre la Garden Masterclass del 16 settembre con James Hitchmough, professore emerito di Ecologia Orticola all’Università di Sheffield e figura di riferimento della Sheffield School insieme al compianto Nigel Dunnett.
La giornata approfondirà il rapporto tra ecologia, botanica e progettazione, ricordando anche il contributo scientifico e culturale lasciato da Dunnett.
Il 17 settembre sarà invece dedicato all’International Seminar, incentrato sul rapporto tra paesaggista e giardiniere.
Il seminario partirà dalla consapevolezza che un paesaggio non termina con l’inaugurazione di un progetto, ma continua attraverso osservazione, cura e gestione.
Saranno analizzati due casi studio internazionali:
- The Field a Maiorca, il giardino di Luciano Giubbilei raccontato attraverso il dialogo con Artur Serra;
- Knepp Estate nel West Sussex, con Charlie Harpur e l’esperienza del Rewilded Walled Garden.
Il territorio: i cinque progetti Strade Verdi
Il programma di alta formazione del Landscape Festival 2026 dedica attenzione anche alla trasformazione delle infrastrutture urbane attraverso il progetto Strade Verdi Regione Lombardia.
L’obiettivo è promuovere una nuova concezione delle strade, superando un modello esclusivamente funzionale e ingegneristico per integrare elementi paesaggistici, ambientali e sociali.
Il bando regionale punta alla riduzione delle superfici impermeabili, al recupero del suolo, all’aumento del verde, allo sviluppo della mobilità dolce, alla gestione sostenibile delle acque e al miglioramento della sicurezza degli spazi pubblici.
Durante il Festival saranno presentati cinque progetti realizzati nel territorio bergamasco, selezionati nell’ambito del bando, come esempi concreti di rigenerazione sostenibile.
Il paesaggio come identità culturale: il racconto dei Santacroce
Il rapporto tra paesaggio, arte e memoria sarà protagonista dell’Alpine Seminar, organizzato il 12 e 13 settembre in collaborazione con Accademia Carrara e Museo Diocesano Adriano Bernareggi.
Il tema sarà Il paesaggio come identità culturale: i Santacroce.
Al centro dell’iniziativa la storia della dinastia di pittori del Rinascimento veneziano originaria della frazione di Santa Croce, nel territorio di San Pellegrino Terme.
La vicenda dei Santacroce diventa un modo per leggere il paesaggio non soltanto come elemento naturale o urbano, ma come patrimonio culturale, memoria collettiva e relazione tra luoghi, opere e comunità.
Alla Biblioteca Mai quindici anni di Festival
Nell’atrio della Biblioteca Civica Angelo Mai trova spazio Il Giardino Manifesto, progetto espositivo curato da Mauro Piantelli di De8 Architetti, dedicato ai primi quindici anni di Landscape Festival.
La mostra racconta le trasformazioni di Piazza Vecchia attraverso le diverse installazioni realizzate nel tempo.
La scelta della biblioteca assume un valore simbolico: Palazzo Nuovo rappresenta infatti un edificio nato attraverso stratificazioni, modifiche e trasformazioni, diventando un esempio della città come organismo in continua evoluzione.
Il percorso collega il portico del Palazzo della Ragione, Piazza Vecchia, il loggiato, l’atrio della biblioteca e il giardino nascosto affacciato sui Colli, normalmente non accessibile al pubblico.
Nel loggiato sarà presente anche una piccola open library con sedute e testi consultabili liberamente.
Le parole delle istituzioni: Bergamo capitale del paesaggio
La Sindaca di Bergamo Elena Carnevali sottolinea il ruolo crescente della città:
«Bergamo vuole essere sempre di più una capitale del paesaggio, non soltanto perché ospita da sedici anni un Festival di dimensione internazionale, ma perché la cultura del paesaggio che questa manifestazione ha contribuito a costruire trova sempre più spazio nelle trasformazioni della città».
La prima cittadina ricorda i principali interventi urbani:
«La nuova piazza Angelini, il centro piacentiniano, Astino, l’ampliamento del Parco dei Colli, il progetto Strade Verdi a Boccaleone e quello di via Ghislandi sono alcune delle scelte con cui stiamo portando il paesaggio e la costruzione dello spazio pubblico dentro la progettazione urbana e la vita quotidiana della città».
Secondo Carnevali, il tema del Nuovo Rinascimento rappresenta un’evoluzione del Festival:
«Mettere in relazione competenze diverse e passare dalla visione alla sperimentazione concreta».
La Piazza Vecchia diventa così il simbolo di questo cambiamento:
«Dopo quindici anni di installazioni-manifesto, diventa un laboratorio che si confronta con lo spazio reale e con chi lo vive ogni giorno».
Il “Nuovo Rinascimento” come metodo per costruire il futuro delle città
Il presidente di Arketipos Vittorio Rodeschini individua nel tema del Nuovo Rinascimento la risposta alle trasformazioni profonde che stanno interessando città, territori e comunità.
«C’è bisogno di un Nuovo Rinascimento. Ce lo chiedono le città, sempre più difficili da vivere a causa delle temperature elevate e dell’inquinamento, condizioni che colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione. Ce lo chiedono i territori industrializzati, segnati dalle colate di cemento e spesso privi di una visione complessiva. Ce lo chiedono i suoli agricoli, sempre più ridotti e sempre più in difficoltà nel sostenere le proprie funzioni. E ce lo chiedono, soprattutto, le nuove generazioni che, con una diversa visione della vita e del tempo, esprimono la necessità di spazi pensati per la collettività, per l’incontro e per il tempo da trascorrere insieme».
Rodeschini evidenzia come la risposta debba arrivare attraverso una nuova cultura della progettazione:
«Come possiamo rispondere a queste esigenze? Attraverso progetti di paesaggio capaci di costruire visioni d’insieme»
Il presidente di Arketipos sottolinea inoltre che la scelta del dialogo è stata alla base della costruzione dell’edizione 2026:
«Ma abbiamo ritenuto che, per parlare davvero di Nuovo Rinascimento partendo dalla consapevolezza della necessità di un cambiamento, fosse fondamentale innanzitutto il dialogo: dialogare significa ascoltare, confrontarsi e poi condividere ciò che si è imparato. È proprio dalla consapevolezza di questa necessità e dalla scelta del dialogo come metodo che ha preso forma l’edizione di quest’anno».
Tra i valori centrali del Festival restano formazione e partecipazione:
«Come sempre, due parole chiave del Festival sono formazione e partecipazione. Sul fronte della formazione, quest’anno abbiamo costruito collaborazioni particolarmente rilevanti e, soprattutto, pensate in una prospettiva di lungo periodo».
Rodeschini cita in particolare il rapporto con Università degli studi di Bergamo e AIAPP:
«A partire dall’Università degli studi di Bergamo, che ci accompagnerà nella prossima edizione e nelle due successive, fino ad AIAPP, l’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, con cui stiamo lavorando perché Bergamo e il suo Festival possano diventare sempre più un momento centrale, anche a livello europeo, per il confronto sui temi del paesaggio».
Il presidente richiama anche il coinvolgimento dell’Associazione Nazionale Pubblici Giardini:
«A queste realtà si aggiunge l’Associazione Nazionale Pubblici Giardini, che trova a Bergamo un’occasione di incontro e di scambio tra funzionari e tecnici delle amministrazioni pubbliche, insieme alle numerose altre realtà che si sono avvicinate a noi durante la costruzione di questa edizione».
Piazza Vecchia e il valore del confronto tra visioni diverse
Rodeschini spiega che anche il progetto della Green Square nasce da un percorso partecipato:
«Anche il tema della partecipazione è stato affrontato scegliendo il dialogo. Anziché proporre un progetto o un’installazione calata dall’alto, pensata per provocare o comunque indurre una riflessione, quest’anno siamo partiti da un problema concreto: il confronto tra i ristoratori e l’Amministrazione comunale sul futuro di Piazza Vecchia».
L’obiettivo è stato costruire una soluzione condivisa:
«Abbiamo deciso di entrare in questo dialogo con l’obiettivo di cooperare e costruire, insieme alle diverse parti, un progetto capace di trasformare realmente Piazza Vecchia nel salotto della città».
La scelta di affidare il progetto a Cristina Mazzucchelli nasce proprio dalla capacità della paesaggista di interpretare esigenze differenti:
«Cristina Mazzucchelli è stata scelta proprio perché è una paesaggista capace di entrare con garbo in un progetto così complesso, dandogli un tocco di classe ma soprattutto offrendo una nuova visione della possibilità di far convivere, nella progettazione di uno spazio pubblico, esigenze e punti di vista differenti».
Il collegamento tra Piazza Vecchia e la Biblioteca Angelo Mai
Nel racconto di Vittorio Rodeschini, il progetto del Festival trova un ulteriore simbolo nel rapporto tra la piazza e il luogo della cultura cittadina:
«Il corridoio di specchi conduce simbolicamente verso la Biblioteca Civica Angelo Mai, luogo della cultura della città, nel cui atrio abbiamo allestito una mostra che racconta la storia del Festival e, insieme, la sua visione».
La direzione indicata è quella di un nuovo rapporto tra spazio urbano e conoscenza:
«È una Piazza Vecchia che guarda verso la biblioteca, verso un luogo di cultura e di confronto: quasi a indicare proprio da lì il punto dal quale può ripartire un nuovo Rinascimento».
L’auspicio per il futuro è che il Festival lasci una traccia permanente:
«Vorremmo che questa edizione fosse ricordata come l’inizio di un nuovo percorso. Ci auguriamo che Landscape Festival lasci idee, conoscenze e relazioni capaci di continuare a produrre effetti anche dopo la conclusione della manifestazione».
E ancora:
«Le installazioni sono temporanee, ma le collaborazioni tra istituzioni, università, professionisti e amministrazioni possono continuare a generare cultura, ricerca e nuovi progetti».
Il sostegno del sistema economico e istituzionale
Il presidente della Camera di Commercio di Bergamo Giovanni Zambonelli evidenzia il valore internazionale della manifestazione e il suo impatto sul territorio.
«La Camera di commercio sostiene convintamente il Landscape Festival in quanto manifestazione di livello internazionale capace di accrescere l’attrattività di Bergamo valorizzando la città a partire dal cuore del suo nucleo antico di Piazza Vecchia».
Secondo Zambonelli, il tema del Nuovo Rinascimento rappresenta un’evoluzione importante:
«Ci coinvolge particolarmente il tema di questa edizione, “Nuovo Rinascimento”, che propone un’idea innovativa di paesaggio integrato con il patrimonio storico e le attività commerciali».
Il presidente della Camera di Commercio sottolinea anche le ricadute economiche:
«Si tratta di un’evoluzione che genera impatti positivi sull’intero tessuto economico locale, imprimendo un impulso ai negozi di vicinato, che negli ultimi tempi affrontano sfide decisive per mantenere la propria competitività».
L’università come motore della nuova cultura del paesaggio
Il Rettore dell’Università degli studi di Bergamo Sergio Cavalieri evidenzia il valore strategico della collaborazione con Landscape Festival nel percorso che porta la città a rafforzare il proprio ruolo internazionale.
«La partecipazione dell’Università degli studi di Bergamo all’organizzazione del Landscape Festival è un tassello significativo del percorso che porta Bergamo a proporsi come capitale del paesaggio».
Secondo il Rettore, il progetto si inserisce in una prospettiva di rete tra istituzioni e realtà del territorio:
«La collaborazione, pensata in una prospettiva di rete con le istituzioni e le associazioni che operano in città e sul territorio, rappresenta anche un esito naturale per l’Ateneo».
L’Università degli studi di Bergamo ha infatti sviluppato negli ultimi anni un percorso specifico dedicato agli studi sul paesaggio:
«L’Università degli studi di Bergamo sta infatti crescendo come uno dei riferimenti nazionali nell’ambito degli studi sul paesaggio: negli ultimi anni ha avviato percorsi specifici su questo tema, nella ricerca, nella didattica e nella terza missione, a partire dalla realtà del Centro Studi sul Territorio, fino all’inaugurazione di un Corso di laurea magistrale in Geourbanistica e di un Corso di dottorato (Landscape Studies)».
La collaborazione con il Festival riguarderà in particolare gli appuntamenti formativi:
«La collaborazione dell’Università con il Landscape Festival riguarderà principalmente gli eventi di alta formazione del Festival, che quest’anno si terranno negli spazi universitari e che vedranno anche specifici incontri pensati dai nostri docenti».
AIAPP: il paesaggista nella trasformazione delle città
Il tema del Nuovo Rinascimento è anche occasione di riflessione sul ruolo professionale del paesaggista secondo Simone Zenoni, presidente della sezione Lombardia di AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio.
«Il tema del “Nuovo Rinascimento” promosso dall’edizione 2026 del LANDSCAPE FESTIVAL consente ad AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio – di fare il punto su un tema che da sempre interessa la nostra associazione: la formazione e la professione del paesaggista, in Italia e in Europa.»
Zenoni sottolinea una differenza ancora presente tra il riconoscimento della professione in Italia e in altri Paesi europei:
«Perché deve interessarci questo argomento? Perché se in alcuni paesi europei, come Francia e Germania, la figura del paesaggista gode di un riconoscimento chiaro ed autorevole – in Francia esistono addirittura i paesaggisti di Stato – in Italia questo ruolo è ancora troppo ambiguo e marginale».
Secondo il presidente di AIAPP Lombardia, una progettazione competente del paesaggio è fondamentale per affrontare le fragilità contemporanee:
«Occuparsi di paesaggio con competenza ed autorevolezza significa affrontare seriamente, non solo la qualità dei nostri spazi urbani ed extraurbani, giardini e parchi pubblici e privati, ma anche tutte quelle problematiche legate al cambiamento climatico e al conseguente dissesto dei nostri territori, sempre più fragili e soggetti a trasformazioni incontrollate».
L’incontro coordinato da AIAPP Lombardia si terrà il 17 settembre, dalle 9.00 alle 17.00, presso l’Aula 1 di Palazzo Baroni, in via Pignolo 123, con la partecipazione di docenti, professionisti, amministratori e portatori di interesse.
Il paesaggio come valore culturale, sociale ed economico
Il sostegno al Landscape Festival arriva anche dal mondo economico e produttivo.
Luca Gotti, Chief Retail & Commercial Banking Officer di BPER, sottolinea il valore della manifestazione come laboratorio di innovazione:
«Siamo lieti di affiancare Landscape Festival, grande laboratorio di innovazione e cultura del paesaggio, riconosciuto a livello internazionale, e prestigiosa vetrina per la città di Bergamo nel cui tessuto economico e sociale BPER è profondamente radicata».
Secondo Gotti, la manifestazione rappresenta un punto di incontro tra bellezza, sviluppo e benessere collettivo:
«Condividiamo pienamente il progetto e i valori di questa grande manifestazione in cui la bellezza del paesaggio e l’armonia degli spazi non rappresentano soltanto un valore estetico, ma diventano un motore di benessere collettivo e di sviluppo».
Il sostegno di BPER conferma la volontà di accompagnare iniziative capaci di produrre valore:
«Con il proprio sostegno BPER rinnova dunque la volontà di accompagnare progetti capaci di generare valore culturale e sociale, favorendo occasioni di apertura, partecipazione e confronto per cittadini, visitatori e nuove generazioni».
Acqua e paesaggio: la collaborazione con Uniacque
Il tema della sostenibilità ambientale coinvolge anche la gestione delle risorse idriche.
Il presidente di Uniacque Luca Serughetti evidenzia il legame tra acqua e progettazione del territorio:
«La collaborazione pluriennale con il Landscape Festival nasce dalla consapevolezza che acqua e paesaggio debbano essere pensati all’interno di una visione comune del territorio».
Il concetto di Nuovo Rinascimento diventa quindi un invito a costruire connessioni tra competenze diverse:
«Il “Nuovo Rinascimento” proposto dall’edizione 2026 richiama proprio la necessità di mettere in dialogo conoscenze, competenze e responsabilità diverse».
Secondo Serughetti, la gestione sostenibile delle acque rappresenta uno strumento fondamentale:
«La gestione sostenibile delle acque meteoriche così come il drenaggio urbano rappresentano strumenti essenziali per ridurre il rischio idraulico e idrogeologico e progettare città più sicure e resilienti».
Il percorso viene portato avanti anche attraverso il confronto con istituzioni e professionisti:
«È un percorso che Uniacque porta avanti anche attraverso le linee guida sviluppate insieme ad Arketipos e grazie al confronto continuo con istituzioni, Comuni, università e professionisti».
La Biblioteca Angelo Mai racconta la storia del Festival
La direttrice della Biblioteca Civica Angelo Mai Cristiana Iommi descrive il valore della mostra Il Giardino Manifesto, dedicata ai quindici anni della manifestazione.
«La mostra “Il Giardino Manifesto”, attraverso pannelli con un layout inedito, illustra le visioni emerse nel tempo, dando voce alla narrazione di Landscape».
L’esposizione si inserisce nella visione di trasformazione culturale della città:
«Un tema di trasformazioni che si inserisce in perfetta sintonia nella visione di Piazza Vecchia come hub cultural».
Secondo Iommi, la Biblioteca Angelo Mai sta attraversando una fase di apertura verso nuovi pubblici:
«La Mai sta vivendo una fase di grande apertura verso l’esterno, offrendo una rinnovata varietà delle proposte culturali, delle iniziative di promozione del patrimonio e di accoglienza verso nuovi pubblici».
Il luogo viene così interpretato come spazio di partecipazione:
«Un luogo di forte identità e appartenenza che aspira ad essere luogo di inclusione e partecipazione».
Il racconto dei primi quindici anni del Festival attraverso il paesaggio
L’architetto Mauro Piantelli, co-founder di De8 Architetti, sottolinea il valore della mostra Il Giardino Manifesto ospitata nella Biblioteca Civica Angelo Mai.
L’esposizione rappresenta un’occasione per rileggere il percorso compiuto dal Landscape Festival e il ruolo avuto dalla manifestazione nella diffusione della cultura del paesaggio.
«Questa mostra sui primi 15 anni del Landscape Festival di Bergamo è un’occasione per riflettere sull’indubbio contributo che questa manifestazione ha saputo creare circa un tema, quello del Paesaggio, così articolato e complesso».
Secondo Mauro Piantelli, la scelta della sede espositiva assume un significato particolare:
«Certo non ci poteva essere luogo più adatto della Biblioteca Mai – il suo meraviglioso atrio – per raccontare 15 anni di trasformazioni, seppur temporanee, di Piazza Vecchia: a volte anche provocatoriamente, questi progetti hanno reso visibile come lo spazio urbano possa essere ri-naturalizzato, declinato in modalità differenti da quelle a cui siamo abituati».
L’architetto evidenzia il parallelismo tra la storia dell’edificio e la trasformazione del concetto di paesaggio:
«Come la Biblioteca Mai, che nella sua stratificazione storica è oggi uno degli edifici più iconici della città, così la riflessione sul paesaggio spero possa portare ad immaginare spazi urbani sempre più stratificati, aperti a politiche di ri-naturalizzazione diffusa e cultura urbana».
La mostra permette inoltre di scoprire uno spazio normalmente nascosto della città:
«Per questa mostra la Biblioteca Mai ci regala la possibilità di visitare un piccolo giardino, direttamente collegato all’atrio. È una scoperta dalle potenzialità enormi: la facciata dello Scamozzi non è più la chiusura della piazza, ma uno spazio poroso che ricollega Piazza Vecchia a un paesaggio allargato».
Costruire il paesaggio tra tradizione, innovazione e competenza artigiana
Il contributo delle realtà coinvolte nella realizzazione del Festival viene rappresentato anche dalle parole di Giuseppe Taramelli, fondatore di Taramelli Srl.
Il ruolo di general contractor viene interpretato come capacità di unire esperienza, qualità costruttiva e innovazione:
«Essere general contractor, per noi, significa avere una visione d’insieme senza perdere mai l’attenzione per il dettaglio. In oltre quarant’anni abbiamo portato la cultura artigianale del costruire verso progetti sempre più complessi e internazionali, unendo competenza, innovazione e bellezza».
Secondo Taramelli, il valore dell’azienda nasce dall’equilibrio tra memoria e futuro:
«È questo equilibrio tra radici e futuro che continua a definire Taramelli».
Un Festival che lascia una rete permanente oltre l’evento
La XVI edizione di Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio conferma quindi un percorso iniziato sedici anni fa e progressivamente trasformato in una piattaforma internazionale di confronto.
Il progetto del New Renaissance non rappresenta soltanto un tema annuale, ma una prospettiva che mette al centro il dialogo tra competenze diverse: amministrazioni pubbliche, università, progettisti, imprese, associazioni culturali e cittadini.
Da Piazza Vecchia alla Biblioteca Civica Angelo Mai, dall’Università degli studi di Bergamo all’Hub del Paesaggio di Astino, il Festival costruisce un sistema nel quale il paesaggio diventa strumento per affrontare cambiamenti climatici, qualità urbana e benessere collettivo.
Informazioni pratiche
Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio è organizzato a Bergamo dall’Associazione Arketipos e dal Comune di Bergamo, in collaborazione con AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio e Università degli studi di Bergamo.
La manifestazione si svolge dal 4 al 20 settembre 2026.
Sito ufficiale: www.landscapefestival.it
Instagram: @landscape_festival
Facebook: Landscape Festival
Per informazioni: Arketipos, tel. +39 035 0388031, e-mail info@arketipos.org.

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