Scuola, gli insegnanti tornano al Sud: “Colpa del carovita”

Il fenomeno delle richieste di trasferimento riguarda migliaia di professori solo nella Bergamasca: il nodo del carovita e delle scelte familiari

Il fenomeno del ritorno al Sud tra gli insegnanti meridionali è in crescita, tanto da ribaltare le tradizionali aspirazioni che portavano molti docenti a cercare lavoro al Nord Italia. L’anno scolastico in corso ha visto un aumento significativo delle richieste di trasferimento da parte degli insegnanti provenienti dal Sud, desiderosi di ricongiungersi alle loro famiglie e di ridurre le spese legate al carovita.

Le richieste di trasferimento al Sud

Secondo i dati forniti dalle organizzazioni sindacali, nel corso dell’anno scolastico 2023-2024, nella provincia di Bergamo, ben 1.609 tra insegnanti (1.055) e personale Ata hanno richiesto il trasferimento, su un totale di circa 23.000 in servizio nelle scuole locali. Di questi, 209 docenti e 83 membri del personale Ata hanno ottenuto il trasferimento, mentre 199 insegnanti sono tornati al Sud. Bergamo è la quinta città d’Italia più cara per lavoratori e studenti fuori sede.

Insegnanti: carovita e detinazioni

Il motivo principale di questa inversione di tendenza è attribuibile al costo della vita nel Nord Italia, che incide pesantemente sulle spese quotidiane degli insegnanti. Il desiderio di riavvicinarsi alle proprie famiglie è un altro fattore chiave che spinge molti insegnanti a richiedere il trasferimento verso le regioni d’origine.
La Sicilia è la regione del Sud con la più alta percentuale di richieste di trasferimento, raggiungendo il 37% del totale, seguita da Campania (14,5%), Calabria (11,5%), Puglia (10%) e Abruzzo (5,4%). Questi numeri riflettono in gran parte la distribuzione demografica delle regioni meridionali.

Scuola: le posizioni più scoperte

Una delle sfide principali per gli insegnanti meridionali che cercano di tornare a casa è la limitata disponibilità di posti di lavoro al Sud. Tuttavia, la legge 104 e l’anzianità di servizio possono conferire priorità nei trasferimenti. In particolare, i docenti specializzati nel sostegno hanno più opportunità di trasferimento, dato che ci sono più posizioni disponibili sia al Nord che al Sud.

Tuttavia, c’è una problematica aggiuntiva legata al sostegno (5 mila posti disponibili in Sicilia, 1.700 in Lombardia): il 52% dei posti in questa categoria, ovvero 1.632 su 3.088, è coperto da docenti non specializzati, il che complica ulteriormente la situazione e crea precarietà nell’insegnamento.

Affitti e bollette: il ritorno al Sud

L’alto costo della vita nel Nord Italia è un fattore significativo che spinge gli insegnanti a cercare alternative al Sud, dove uno stipendio da insegnante consente una vita più dignitosa. Il costo dell’affitto, delle bollette e delle spese quotidiane nel Nord può essere proibitivo, soprattutto per chi non ha una famiglia a supporto.

La diminuzione delle richieste di impiego nelle scuole del Nord è un ulteriore segnale di questa tendenza. Gli insegnanti preferiscono cercare lavoro come precari al Sud piuttosto che trasferirsi al Nord, e anche le iniziative del ministero per attirare insegnanti sono risultate deludenti.

In sintesi, il ritorno al Sud tra gli insegnanti meridionali rappresenta un cambiamento significativo nelle aspirazioni lavorative e nelle prospettive professionali di molti docenti. La questione del costo della vita e la disponibilità di posti di lavoro al Sud rimangono sfide importanti da affrontare, e sarà interessante vedere come il prossimo contratto nazionale influenzerà questa situazione.

Redazione

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