I medici di famiglia tra pensione e calo delle vocazioni

Per la medicina di base, già minata dal sistema pensionistico che vede il grosso degli operatori in quiescenza a partire dai 62 anni, c'è anche un calo di iscritti alla formazione

Nel 2024, il settore della medicina di famiglia in Lombardia si trova di fronte a una sfida significativa: si prevede che ben 506 medici di base andranno in pensione. Questa tendenza non si ferma qui, con 410 previsti per il 2025, 341 per il 2026, e 306 per il 2027. Bergamo, rappresentando il 10% del totale regionale, dovrebbe vedere circa 50 medici di base in pensione nel 2024, 40 nel 2025, e circa 30 ogni anno tra il 2026 e il 2027.

Calo nelle iscrizioni ai corsi di formazione

Un elemento che aggrava la situazione è il calo delle iscrizioni al corso triennale di formazione specifica in medicina generale. Nonostante più di 700 iscrizioni iniziali, solo 344 candidati si sono presentati all’ultimo test d’ingresso per 416 posti disponibili in Lombardia. Questo calo di interesse è preoccupante, considerando il fisiologico abbandono di una percentuale di corsisti nell’arco dei tre anni formativi.

Opinioni degli esperti

Paola Pedrini, segretaria generale della Fimmg (Federazone Italiana Medici di Medicina Generale) Lombardia, e Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, esprimono preoccupazione per questa tendenza. La crisi di vocazioni è alimentata da fattori come l’eccesso di burocrazia, il crescente numero di pazienti, la solitudine professionale e le limitazioni economiche. I giovani medici tendono a scegliere specializzazioni ospedaliere che offrono maggiori opportunità di libera professione, piuttosto che dedicarsi alla medicina generale.

Medici e sistema pensionistico

Il sistema pensionistico per i medici di base è complesso, con la possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni per chi ha maturato diritti di anzianità, ma con penalizzazioni fino ai 68 anni. Recentemente, con l’integrazione del Decreto Milleproroghe, è stata introdotta l’opzione di restare in servizio fino ai 72 anni, sebbene con vantaggi previdenziali limitati. Le differenze minime dell’importo della pensione favoriscono comunque la quiescenza anticipata.

Redazione

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