Commemorazioni a Bergamo per il Giorno del Ricordo
Il Giorno del Ricordo, che cade oggi, sabato 10 febbraio, segna una data cruciale nella memoria collettiva italiana, commemorando le tragedie delle foibe e l’esodo di italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia nel secondo dopoguerra. Il 2024 segna il ventennale di questa giornata, istituita per ricordare una delle pagine più dolorose della storia contemporanea italiana. In questo contesto di memoria e riflessione, il Comune di Bergamo, insieme alla sezione locale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ha organizzato una serie di eventi commemorativi per rendere omaggio alle vittime e agli esuli.
Bergamo e l’omaggio agli esuli
La giornata inizia alle 9 al Parco delle Rimembranze alla Rocca con la deposizione delle corone d’alloro, seguita da letture degli studenti del Liceo “Mascheroni” e da una preghiera guidata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Proseguendo, alle 10, un omaggio sarà reso alla targa in memoria degli esuli della Clementina presso la piazzetta di fronte alla Chiesa di Maria Immacolata Concezione. Alle 11, sarà celebrata una Messa in ricordo degli esuli presso la chiesa di San Francesco d’Assisi, officiata da don Mario Marossi. Infine, alle 18, in Sala Galmozzi, si terrà la presentazione del libro “Il disonore delle armi” di Roberto Spazzali, evento che vedrà anche l’intervento di Maria Elena Depetroni, delegata dell’associazione presso il ministero dell’Istruzione e del merito.
Le testimonianze di vita: dalla fuga alla nuova esistenza a Bergamo
Le storie di Remigio Giacometti, classe 1919, e Edoardo Uratoriu, del ’46, entrambi arrivati a Bergamo da bambini dopo il Trattato di pace, illuminano il percorso degli esuli. Remigio, orfano di padre e originario di Dignano, racconta il viaggio in treno merci e l’arrivo al campo profughi della Clementina, dove lui e sua madre hanno trascorso tre anni in condizioni di vita precarie, prima di stabilirsi definitivamente a Bergamo. La madre di Remigio trovò lavoro presso la “Pirelli” di Redona, mentre lui fu mandato a Biella in un collegio per esuli. Dopo il ritorno a Bergamo, la famiglia si trasferì nelle case costruite per i profughi in viale Venezia.
Edoardo Uratoriu, invece, lasciò Fiume per sfuggire alle persecuzioni dei titini. La sua famiglia optò per il trasferimento a Bergamo, dove già risiedeva uno zio. Nonostante le difficoltà burocratiche e le violenze psicologiche subite durante l’attesa dei documenti necessari per l’esodo, la famiglia Uratoriu riuscì a raggiungere Bergamo, dove trovò ospitalità presso lo zio Bruno, autista del trasporto pubblico locale. A differenza di molti altri esuli, Edoardo e sua sorella non dovettero vivere nei campi profughi, ma la consapevolezza del dramma vissuto da tanti altri rimase profonda.
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