Esperto di pittura veneta e lombarda, Renzo Mangili aveva 76 anni
Renzo Mangili, storico dell’arte e profondo conoscitore della pittura veneta e lombarda tra il ‘700 e l’800, è venuto a mancare all’età di 76 anni, dopo una breve malattia. Il suo impegno nel campo dell’arte ha lasciato un’impronta indelebile, specialmente attraverso le sue ricerche approfondite e le pubblicazioni significative. La sua morte è avvenuta di recente, domenica, e i funerali si svolgeranno oggi nel Duomo di Bergamo, alle 14.30.
Carriera e contributi
Nato a Bergamo nel 1948 e residente in Città Alta per oltre vent’anni, Mangili si era laureato a Bologna con specializzazione all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università Cattolica di Milano. Il suo percorso professionale includeva l’insegnamento all’Università di Brescia e un lungo periodo di lavoro alla Biblioteca Mai, dove si dedicò allo studio dei codici miniati e alla catalogazione delle opere. Fu anche direttore del Museo d’arte e di cultura sacra di Romano di Lombardia e membro dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti.
Passione per l’arte, la scultura e la curatela
Oltre alla storia dell’arte, Mangili era attivo anche come scultore, creando opere in bronzo e vetro esposte in mostre, chiese e musei. Curò esposizioni di rilievo alle Scuderie del Quirinale e alle Gallerie d’Italia, dimostrando la sua versatilità e il suo impegno nel promuovere l’arte in varie forme.
Lascito editoriale
Uno dei suoi contributi più significativi è la pubblicazione del volume “Piccio. Tutta la pittura e un’antologia grafica”, un’opera monumentale di oltre 600 pagine che esamina dettagliatamente l’opera di Giovanni Carnovali. Purtroppo, il catalogo dei disegni del Piccio, un altro progetto ambizioso, è stato interrotto dalla morte improvvisa. Luca Massimo Barbero, nella prefazione del volume, evidenzia l’approccio critico di Mangili nel depurare le opere apocrife associate a Carnovali, una mossa considerata coraggiosa nel contesto di un mercato dell’arte spesso opaco.
La scomparsa di Renzo Mangili segna la fine di un’era per la comunità artistica di Bergamo e per il mondo dell’arte italiana. Con una vita spesa fra studio, ricerca e insegnamento, la sua dedizione all’arte rimarrà un esempio luminoso per future generazioni di storici e appassionati d’arte.
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