Sembrano lontani i tempi della pandemia, quando i medici erano definiti “angeli” e “eroi”. Oggi, il rispetto per chi lavora nella sanità pubblica sembra spesso un optional, come dimostrano i dati raccolti dall’Agenzia di controllo del sistema socio-sanitario lombardo. Nel 2023, nei presidi dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sono state segnalate 107 aggressioni. La maggior parte erano verbali (insulti o minacce), ma in 29 casi si è arrivati anche alla violenza fisica. Gli infermieri sono stati i più bersagliati con 62 episodi, seguiti dai medici chirurghi con 20. Anche l’Asst Bergamo Ovest ha registrato 55 aggressioni: 11 fisiche e le restanti verbali, principalmente verso infermieri (36) e medici chirurghi (10). L’Asst Bergamo Est ha segnalato 165 episodi, di cui 34 fisici e 131 verbali. Ancora una volta, gli infermieri sono stati i principali bersagli con 125 casi, seguiti da medici chirurghi (16) e operatori sociosanitari (7).
Aggressioni a medici e infermieri: un fenomeno in preoccupante crescita
Il pronto soccorso è il reparto più a rischio con 120 episodi segnalati negli ospedali pubblici bergamaschi nel 2023. Seguono i reparti di degenza con 84 aggressioni e i servizi psichiatrici con 37 episodi, dove la rabbia è spesso legata alle patologie dei pazienti. Anche i medici di famiglia non sono esenti da questo fenomeno. Nel 2023, l’Ats Bergamo ha segnalato 3 aggressioni nei loro confronti. Un esempio è il dottor Pietro Poidomani, aggredito a Cividate al Piano dopo aver chiesto ad alcuni pazienti di uscire dal suo ambulatorio a causa del sovraffollamento.
Limitandosi ai primi sei mesi del 2023, l’Agenzia di controllo ha registrato 6.961 aggressioni in ospedali e ambulatori lombardi, sia pubblici che privati. Questo significa che medici, infermieri e operatori sociosanitari sono stati aggrediti al ritmo di 38 attacchi al giorno. In due casi su tre, è il paziente a scagliarsi contro il personale, mentre nel 30% degli episodi sono i familiari o gli accompagnatori a prendersela con i camici bianchi. Di fronte a questa escalation, Regione e ospedali hanno adottato diverse contromisure. In alcune strutture sanitarie, sono stati installati pulsanti d’emergenza nei pronto soccorso per allertare le forze dell’ordine. Altre strutture hanno puntato sulla formazione del personale e sull’inserimento della figura del caring nurse, un infermiere che fornisce informazioni ai parenti e accompagna il malato nel percorso di cura.
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