Traffico illegale di uccelli: un arresto a Bergamo

L'indagine è coordinata dalla Procura di Udine. Gli esemplari di avifauna catturati, prevalentemente prelevati in natura dai nidi, generavano ingenti guadagni

L’operazione “Turdus Aureus” ha colpito anche nella provincia di Bergamo, portando all’arresto di un uomo e al sequestro di 17 uccelli vivi. L’intervento fa parte di una vasta indagine condotta dal Reparto Operativo–Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno degli Animali del Raggruppamento Carabinieri Cites, mirata a contrastare il traffico illegale di uccelli destinati all’uso come richiami vivi in ambito venatorio.

Traffico illegale di uccelli: un arresto a Bergamo

Nei giorni scorsi, un’operazione complessa e articolata ha visto il coinvolgimento dei militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Bergamo. Durante le indagini, sono stati sequestrati 17 esemplari vivi con marcaggio contraffatto, amovibile o assente. Inoltre, sono stati trovati strumenti informatici, documenti, attrezzature per la contraffazione dei marcaggi e marcaggi contraffatti pronti per essere usati su nuovi esemplari catturati. L’operazione ha riguardato diverse regioni italiane. Le perquisizioni sono state eseguite nei confronti di 5 soggetti in Toscana, 2 in Lombardia, 2 in Campania e 5 in Umbria. Complessivamente, sono stati sequestrati 141 mila euro in contanti, 164 esemplari morti di avifauna appartenente a specie protetta e 763 esemplari vivi di tordi, merli e cesene, privi di anello identificativo o con anello alterato. Questi uccelli sono stati affidati ai centri di recupero animali selvatici per la riabilitazione e il successivo rilascio in natura.

I soggetti coinvolti, indagati a vario titolo e in concorso continuato tra loro, sono stati accusati di numerosi reati, tra cui associazione per delinquere, sostituzione di persona, frode in commercio, maltrattamento di animali, furto e furto aggravato, ricettazione, riciclaggio, uso abusivo di sigilli e strumenti veri, detenzione abusiva di armi, alterazione di armi e detenzione illegale di munizioni. L’indagine è coordinata dalla Procura di Udine. Gli esemplari di avifauna catturati, prevalentemente prelevati in natura dai nidi, generavano ingenti guadagni. Il valore di mercato di un esemplare “da richiamo” può raggiungere anche 300 euro, creando un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro. La Bergamasca, con questa operazione, si conferma un hotspot del traffico illecito di avifauna autoctona e del bracconaggio nelle prealpi lombardo-venete, richiedendo una continua attenzione e impegno da parte dei Carabinieri Forestali per la tutela del patrimonio faunistico e naturalistico della provincia.

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