La proposta e le perplessità
Il progetto del canale scolmatore della Tremana, ipotizzato dal Comune con un investimento di oltre 4 milioni di euro, mira a ridurre i rischi di esondazione nella zona nord di Bergamo. Tuttavia, secondo uno studio presentato da Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, questa soluzione potrebbe trasferire il problema altrove, aggravando la situazione più a valle lungo la Morla, in aree delicate come viale Giulio Cesare e piazzale Oberdan.
L’ipotesi progettuale prevede che il canale convogli l’acqua nel torrente Morla nello stesso punto in cui si immette il normale corso della Tremana, in prossimità della Curva Sud dello stadio. Qui la Morla, già canalizzata da circa un secolo, scorre parallelamente al viale Giulio Cesare, una zona che potrebbe risentire di un maggiore afflusso d’acqua in caso di piena.
Un problema storico
Il rischio idrogeologico nella zona non è una novità. Il corso della Morla, prima di essere modificato negli anni ’20, si estendeva verso Borgo Santa Caterina, passando dove oggi sorge il campo di calcio e sfiorando l’abside della parrocchiale. Dopo il ponte di Borgo Santa Caterina, il torrente scorreva liberamente fino alla caserma Montelungo.
Già in passato si registrarono eventi disastrosi. Uno dei più gravi risale al 3 maggio 1936, quando la Morla, alimentata dai torrenti Tremana e Gardellone, straripò causando devastazioni: il cimitero di Valtesse fu sommerso, le cantine di Borgo Santa Caterina furono invase dall’acqua e si contarono due vittime.
Le soluzioni adottate in passato
Per far fronte a questi rischi, negli anni successivi al 1936 fu costruito un canale scolmatore per il torrente Gardellone, che ne deviò il corso verso il Serio, attraversando il comune di Torre Boldone. Questo intervento permise di ridurre significativamente il carico idrico della Morla, alleviando i rischi per le zone più a valle.
Anche la bomba d’acqua del 9 settembre scorso, con 80 millimetri di pioggia riversati anche nelle acque cittadine in poche ore, ha riportato l’attenzione sulla necessità di interventi per gestire le piene. Eventi simili erano già stati registrati in passato, ad esempio nel 1959, confermando che la vulnerabilità del territorio non è un fatto nuovo.
Cosa prevede il progetto?
L’attuale proposta si concentra sull’area della Tremana, con l’obiettivo di deviare una parte dell’acqua verso la Morla per limitare il rischio di esondazioni a monte. Tuttavia, il rischio è che la maggiore portata possa mettere in difficoltà le strutture esistenti e aggravare i problemi idraulici a valle.
Borgo Santa Caterina, in particolare, resta una delle aree più vulnerabili, nonostante le canalizzazioni storiche realizzate con argini alti per contenere le piene. La preoccupazione è che, senza un adeguato dimensionamento del sistema, la nuova opera possa portare l’acqua a concentrare i suoi effetti negativi proprio in queste zone densamente abitate.
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