Un’operazione di soccorso complessa, durata più di 80 ore, si è conclusa alle 3.10 di mercoledì 18 dicembre, con il salvataggio della speleologa bresciana Ottavia Piana. Rimasta intrappolata nell’Abisso Bueno Fonteno da sabato 14 dicembre, a seguito di una caduta durante l’esplorazione di un tratto sconosciuto del complesso carsico, Ottavia è stata portata in salvo dopo una mobilitazione straordinaria che ha coinvolto 126 tecnici provenienti da tutta Italia.
L’uscita dalla grotta: la lunga attesa
Le ultime ore dell’intervento sono state cariche di tensione e speranza. Alle 2 di mercoledì notte, i soccorritori avevano già ridotto la distanza tra Ottavia e l’uscita a soli 150 metri, un tratto completato più rapidamente rispetto ai tempi stimati grazie ai lavori di disostruzione svolti in precedenza. La speleologa è stata trasportata in barella lungo il percorso, con le soste minimizzate per evitare ulteriori stress fisici.
Intorno alle 2.20, le squadre del Soccorso Alpino della VI delegazione orobica sono partite dal campo base per prestare i primi soccorsi esterni non appena Ottavia sarebbe stata liberata. Alle 3.10, la speleologa ha finalmente rivisto la luce, accolta da un’atmosfera di grande emozione e sollievo. I Vigili del Fuoco di Bergamo, in mattinata, avevano già preparato l’area esterna, rimuovendo rami e detriti per garantire la sicurezza durante il sollevamento in elicottero.
Trasferimento in ospedale con elisoccorso
Le condizioni meteo avverse, con nebbia fitta sull’aeroporto di Montichiari, hanno reso necessario l’intervento dell’elisoccorso della base di Sondrio, che ha raggiunto il luogo del salvataggio. Grazie a un sistema di illuminazione predisposto dai Vigili del Fuoco, il velivolo ha potuto operare in sicurezza, sollevando la barella con Ottavia e trasportandola in ospedale per le cure necessarie.
Un’operazione senza precedenti
L’intervento, iniziato sabato 14 dicembre, ha richiesto uno sforzo straordinario da parte del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. I 126 tecnici impegnati hanno lavorato in turni continuativi, suddivisi in cinque squadre: alcune dedicate al trasporto della barella e altre incaricate di preparare il percorso, rimuovendo ostacoli con attrezzi manuali e, in alcuni casi, con micro-cariche esplosive per disostruire passaggi troppo stretti.
L’ultimo gruppo di soccorritori è entrato nella grotta martedì sera per completare l’estrazione. L’operazione ha coinvolto tecnici provenienti da 12 regioni italiane, tra cui Lombardia, Toscana, Lazio e Veneto, a testimonianza dell’impegno collettivo necessario per un salvataggio così complesso.
Un precedente nella stessa grotta
L’Abisso Bueno Fonteno, situato tra le terre alte del Sebino e la Valle Cavallina, è già stato teatro di un intervento di soccorso per la stessa speleologa. Tra il 2 e il 4 luglio 2023, Ottavia, 32 anni, di Adro, affiliata al CAI di Lovere, era stata soccorsa in un altro tratto dello stesso complesso carsico, noto per la sua difficoltà e per le frequenti cadute di rocce. Questa volta, tuttavia, l’operazione ha richiesto un impegno ancora maggiore, durato tre notti e un giorno.
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