La Corte d’Assise di Bergamo ha condannato Paolo Corna a nove anni e quattro mesi per l’omicidio del figlio, riconoscendo l’esasperazione derivante da anni di vessazioni.
Una lunga storia di tensioni familiari
Secondo la Corte, il delitto avvenuto il 3 settembre 2023 a Bottanuco è stato il tragico epilogo di una serie di comportamenti vessatori e prevaricatori subiti per anni dai genitori del 54enne Giambattista Corna. Il giudice Patrizia Ingrascì, nel motivare la sentenza del 7 ottobre 2024, ha descritto Paolo Corna come un uomo esasperato, in preda a un “incontenibile stato d’ira” scatenato dalla condotta del figlio.
La vita di Giambattista, come ricostruito dai giudici, era segnata da dipendenze e problemi giudiziari. In passato aveva patteggiato una condanna per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali verso la moglie. Pur lavorando, lo stipendio era gestito dai genitori, che lo avevano accolto in casa per sostenerlo, subendo però continue aggressioni verbali e fisiche, soprattutto nei fine settimana, quando l’uomo eccedeva con l’alcol.
Le dinamiche del delitto
Il 3 settembre 2023, Giambattista aveva ricevuto 20 euro dal padre al mattino ed era uscito di casa. Intorno alle 15 era tornato, in stato di ebbrezza, chiedendo altri soldi. Al rifiuto del padre, aveva reagito con violenza, costringendo i genitori a chiamare i carabinieri. Quando i militari erano arrivati, lo avevano trovato addormentato in camera e non avevano potuto adottare misure di tutela.
In serata, Giambattista aveva ripreso a manifestare comportamenti aggressivi, tornando a insistere per ottenere denaro. Davanti all’ennesimo rifiuto, la situazione era degenerata. L’uomo aveva iniziato a spaccare i mobili nella sua stanza, mentre il padre, esasperato, aveva preso un coltello da cucina. Giambattista lo aveva sfidato a colpirlo, ma la lite era presto sfociata in tragedia: Paolo Corna aveva inferto tre fendenti all’addome del figlio, uccidendolo.
Dopo il delitto, Paolo aveva chiamato i soccorsi, confessando quanto accaduto.
Le considerazioni della Corte
La Corte ha ritenuto che il gesto di Paolo Corna non fosse premeditato, ma il risultato di un’esasperazione accumulata nel tempo. L’atteggiamento del padre dopo l’omicidio, apparso freddo e distaccato, è stato interpretato come la conseguenza di uno stato di sofferenza emotiva e mancanza di lucidità.
L’avvocato della difesa, Barbara Bruni, ha ottenuto il riconoscimento dell’attenuante della provocazione per accumulo, ritenuta prevalente sull’aggravante del legame di parentela. La Corte ha inoltre concesso a Paolo Corna le attenuanti generiche, portando la condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione.
Un dramma familiare annunciato
Le motivazioni della sentenza sottolineano come i genitori di Giambattista abbiano vissuto per anni in un clima di paura e tensione, reso ancora più difficile dalla loro fragilità emotiva e fisica. Il comportamento del figlio, soprattutto sotto l’effetto dell’alcol, aveva determinato uno stato di allerta costante, fino al tragico epilogo.
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Che tragedia 😥