Bergamo chiama l’Europa: innovazione e politica industriale per rilanciare il settore
Energia, dazi, ricerca e immigrazione sono stati i temi centrali del convegno “Innovare per tornare a crescere”, svoltosi al Kilometro Rosso di Bergamo. L’evento, promosso dall’area riformista del Partito Democratico Energia Popolare, ha messo in luce le sfide dell’industria italiana ed europea, evidenziando la necessità di una strategia comune a livello UE.
A cinque anni dall’inizio della pandemia e a tre dall’invasione russa in Ucraina, il dibattito ha analizzato il difficile contesto economico globale. Tra le preoccupazioni principali emergono i dazi imposti dagli Stati Uniti, la concorrenza cinese nel settore automobilistico e le difficoltà dell’UE nel posizionarsi come attore principale nelle trattative geopolitiche.
L’ex ministro Antonio Misiani ha evidenziato la stagnazione dell’economia italiana, con un PIL fermo da sei mesi e una produzione industriale in calo del 3,5% rispetto al 2023. Il settore automobilistico è tra i più colpiti, registrando un calo del 37%, tornando ai livelli del 1956. “Non c’è sviluppo senza industria, servono pragmatismo e investimenti mirati”, ha dichiarato Misiani, sottolineando il drastico taglio dei fondi per la transizione industriale e il settore automotive.
Anche l’eurodeputato Giorgio Gori ha sottolineato la necessità di investire in ricerca e sviluppo, ambito in cui l’Europa resta indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. “Negli ultimi dieci anni, l’UE ha investito il 40% in meno degli USA in ricerca. L’Italia, in particolare, ha destinato solo 500 milioni all’intelligenza artificiale, contro i 28 miliardi della Francia”, ha spiegato Gori.
Sul fronte energetico, la presidente di Confindustria Bergamo, Giovanna Recuperati, ha proposto la creazione di un mercato unico dell’energia e la rivalutazione del nucleare, mentre Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria, ha evidenziato il problema dei costi energetici. “In Italia l’energia costa in media 106 euro per megawattora, contro i 76 della Germania e i 58 della Francia. Così è più facile produrre altrove e attrarre investimenti”, ha sottolineato.
Il settore automobilistico è stato al centro di un acceso dibattito, con Luca De Meo, CEO di Renault, che ha invitato a un approccio pragmatico: “Se il problema è la CO2, lasciamo agli ingegneri la libertà di trovare la soluzione migliore”. Il presidente di Confindustria, Orsini, ha chiesto una revisione delle sanzioni previste nel 2025, ribadendo la necessità di un approccio tecnologicamente neutrale alla riduzione delle emissioni.
La giornata si è conclusa con un forte appello politico: “Serve un’Europa più coesa e meno frammentata. Dobbiamo puntare a una vera unione commerciale, di difesa e di politica estera, togliendo il diritto di veto ai singoli Stati”, ha dichiarato l’europarlamentare Stefano Bonaccini a Bergamonews, rilanciando l’idea di un’agenda strategica ispirata a quella dell’ex premier Mario Draghi.
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