Un nuovo appello pubblico contro la violenza sulle donne si terrà mercoledì 8 aprile a Bergamo, alle ore 18.30 in Largo Rezzara, per iniziativa della Rete bergamasca contro la violenza di genere. L’evento nasce come risposta concreta a una situazione di emergenza sociale che, solo nei primi mesi del 2025, ha registrato 10 femminicidi in Italia e oltre 80 richieste di aiuto rivolte ai centri antiviolenza di Bergamo e provincia.
La Rete chiede interventi strutturali, non solo simbolici, per affrontare le radici culturali della violenza, ribadendo che non basta la repressione, ma è necessario un cambiamento profondo della società. In particolare, si evidenzia come la cultura patriarcale continui a generare comportamenti discriminatori e violenti, anche in ambiti quotidiani. Le istituzioni, secondo la Rete, non stanno ancora facendo abbastanza per scardinare queste dinamiche.
Tra le iniziative proposte, c’è la realizzazione di una segnaletica urbana che vieti simbolicamente l’accesso a sessismo, maschilismo e violenze, utilizzando adesivi, avvisi e cartelli. Una pratica già avviata in altre comunità, che ora la Rete intende replicare anche a Bergamo.
Altro obiettivo è la creazione di uno spazio fisso e visibile in città, gestito dalla Rete, dove installare materiali informativi, promuovere consapevolezza e raccogliere contributi da parte della cittadinanza. Si punta a un luogo che non sia solo simbolico, ma anche operativo, un punto di riferimento stabile per l’impegno contro la violenza di genere.
Infine, tra le proposte avanzate figura anche l’introduzione di tariffe agevolate per i servizi di trasporto notturno, come taxi e auto a noleggio con conducente, con l’intento di migliorare la sicurezza negli spostamenti serali per tutte le persone a rischio, in particolare per le donne.
La manifestazione dell’8 aprile intende riportare l’attenzione pubblica su un problema sistemico, chiedendo con forza che venga affrontato con misure concrete e continuative. La Rete ribadisce la necessità di passare dall’indignazione collettiva alla trasformazione reale delle condizioni culturali e sociali che rendono ancora possibile la violenza di genere.
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