Epidemia colposa anche in forma omissiva: la Cassazione apre la strada alla riapertura dei processi

La decisione delle Sezioni Unite cambia lo scenario giuridico sulla gestione del Covid. Possibili nuovi sviluppi per le inchieste, anche a Bergamo

Una svolta storica sul piano giuridico potrebbe rimettere in discussione numerose archiviazioni legate alla gestione della pandemia. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di epidemia colposa può configurarsi anche in forma omissiva, e non più solo attraverso una condotta attiva. La decisione delle Sezioni Unite, comunicata il 10 aprile, rappresenta un passaggio determinante per le indagini e i procedimenti legati all’emergenza sanitaria del 2020.

Fino ad oggi, il reato di epidemia era riconosciuto esclusivamente in casi di “propagazione attiva” del contagio, sulla base di una norma risalente al 1929 che richiedeva, per la sua configurazione, l’“aver diffuso” materialmente il virus. Ma con il nuovo orientamento della Suprema Corte, anche la mancata adozione di misure idonee a contenere il contagio può essere penalmente rilevante.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dall’associazione “Sereni e sempre uniti”, che riunisce i familiari delle vittime del Covid. “Tutte le archiviazioni disposte finora – spiegano – si fondavano su una visione limitata della norma, che considerava il reato configurabile solo se qualcuno spargeva il virus. Ora, invece, si riconosce che la mancata azione può costituire essa stessa una responsabilità penale”.

Il team legale che segue le famiglie delle vittime – composto dagli avvocati Consuelo Locati, Giovanni Benedetto, Luca Berni, Alessandro Pedone e Piero Pasini – ha confermato che l’interpretazione fornita dalla Cassazione riapre tutti gli scenari processuali. “Intendiamo chiedere la riapertura dei procedimenti archiviati, e in ogni caso questa pronuncia dovrà essere considerata nel procedimento penale aperto presso il Tribunale di Roma contro gli ex dirigenti del Ministero della Salute”.

Particolarmente rilevante potrebbe essere l’impatto della decisione sull’inchiesta condotta dalla Procura di Bergamo, che aveva indagato venti persone tra politici e tecnici per omissioni nella gestione dell’emergenza. Un’indagine molto estesa, a lungo ritenuta controversa, e ora rivalutata alla luce della legittimazione giuridica dell’ipotesi omissiva.

I familiari delle vittime parlano di una vittoria importante nella battaglia per la verità e la giustizia, condotta con determinazione sin dai primi mesi della pandemia. “La Cassazione riconosce ciò che chiediamo da cinque anni: che la negligenza, l’inazione, l’inerzia istituzionale non restino impunite”, affermano i portavoce dell’associazione.

La pronuncia rappresenta un precedente giuridico di peso, destinato a incidere non solo sul fronte giudiziario, ma anche su quello etico e sociale, riaprendo la riflessione pubblica sulla gestione delle prime fasi dell’emergenza pandemica.

Redazione

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