La situazione dei rimborsi per treni cancellati e in ritardo continua a suscitare preoccupazioni tra i pendolari, con l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) che ha recentemente puntato il dito su Trenord per l’approccio nei calcoli degli indennizzi, in particolare per quanto riguarda i treni soppressi parzialmente.
L’ART tira le orecchie a Trenord
Recentemente, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) ha deciso di approfondire le modalità con cui Trenord calcola gli indennizzi per i pendolari. Dopo aver già esaminato le modalità di calcolo degli abbonamenti integrati, l’ART ha concentrato la sua attenzione sulle soppresioni parziali dei treni. In particolare, il problema riguarda il modo in cui Trenord inserisce nel conteggio per il rimborso i treni che, pur essendo stati parzialmente soppressi (ossia percorrendo solo una parte della tratta), sono comunque considerati validi per il rimborso, nonostante la riduzione del servizio.
Novità da tre anni su ritardi e treni soppressi
A partire dal 2022, con la firma del nuovo Contratto di Servizio tra Trenord e Regione Lombardia, sono state introdotte alcune modifiche fondamentali. Tra queste, una revisione dei criteri per calcolare i rimborsi ai pendolari, con l’obiettivo di migliorare il servizio e garantire maggiore trasparenza. In particolare, il nuovo metodo di calcolo del rimborso, rispetto al contratto precedente, ha introdotto nuove modalità di verifica.
Il calcolo sui minutaggi dei ritardi: percentuale raddoppiata
Fino al 2022, i rimborsi venivano calcolati sulla base della somma dei minuti di ritardo superiori a cinque minuti e dei treni soppressi, in rapporto al totale delle corse mensili. Se la percentuale superava il 5%, veniva attivato un rimborso per il pendolare. Tuttavia, con il nuovo sistema, il calcolo si è spostato sui treni che arrivano con un ritardo maggiore di 15 minuti, combinato con le corse soppresse, e se questa percentuale raggiunge il 10%, scatta il rimborso.
Il calcolo dell’indennizzo
L’indennizzo riconosciuto ai pendolari si basa su un calcolo che considera il ritardo dei treni o le soppressioni. Gli abbonamenti mensili o annuali possono ricevere un rimborso pari al 30% del valore dell’abbonamento mensile e a 1/12 di tale importo per gli abbonamenti annuali. Per gli abbonamenti integrati, il valore del rimborso è ridotto al 10% della tariffa di competenza di Trenord. Tuttavia, la procedura per la richiesta del rimborso può risultare complessa, visto che è necessario fornire documenti e compilare moduli specifici.
Un altro punto critico riguarda il fatto che, secondo le normative europee (Regolamento UE 2021/782), non vengono riconosciuti indennizzi inferiori a 4 euro, rendendo quindi impossibile per alcuni pendolari richiedere il rimborso su abbonamenti STIBM o altre tipologie per cui l’indennizzo risulti troppo esiguo. Inoltre, i possessori di abbonamenti gratuiti non hanno diritto a rimborsi.
Come richiedere l’indennizzo: Procedura e modalità
I pendolari che hanno diritto a un rimborso per i disservizi possono richiedere l’indennizzo online tramite il sito di Trenord o recandosi presso i punti di assistenza MyLink Point o nelle biglietterie Trenord. Inoltre, è possibile inviare la richiesta via email o via posta ordinaria, allegando il modulo necessario e una copia del documento di identità.
L’indennizzo viene erogato sotto forma di voucher, che può essere utilizzato per acquistare biglietti e servizi Trenord. Se il pendolare non desidera utilizzare il voucher, è possibile richiederne la conversione in denaro entro un anno dall’emissione, ma solo se sono stati fatti acquisti tramite Trenord.
Cosa cambia con il nuovo sistema di calcolo
Il cambiamento più significativo riguarda la metodologia con cui vengono calcolati i rimborsi per ritardi e soppressioni parziali. La nuova formula, che ha come obiettivo il miglioramento del servizio, ha sollevato preoccupazioni per il fatto che i treni parzialmente soppressi vengano ancora inclusi nel conteggio, penalizzando i pendolari che non hanno usufruito di una tratta completa. La modifica dei criteri è stata introdotta per favorire una maggiore equità nel trattamento delle richieste di rimborso, ma le criticità restano evidenti, in particolare per la mancanza di chiarezza sui calcoli.
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