Libri scolastici, costi ancora troppo alti: tetti rivisti, ma il peso resta sulle famiglie

Il decreto ministeriale aggiorna le soglie di spesa ferme dal 2012, ma per metà delle scuole non bastano. Terzi (Confesercenti): “Misura simbolica, senza impatto reale”

scuola

L’aggiornamento dei tetti di spesa per i libri scolastici, atteso da oltre un decennio, si è rivelato un intervento insufficiente. Lo afferma con chiarezza Antonio Terzi, presidente di Confesercenti Bergamo e del sindacato nazionale librai e cartolibrai (Sil), che definisce la misura un “intervento di facciata”, privo di effetti concreti nel contenimento dei costi per le famiglie.

Il decreto ministeriale del 19 marzo 2024, infatti, ha ritoccato verso l’alto i limiti di spesa che gli istituti devono rispettare nella scelta dei testi per l’anno scolastico 2024/25. Si tratta di aumenti minimi, appena 5 euro per la prima media (da 294 a 299 euro), 2 euro per la seconda (da 117 a 119) e altrettanti per la terza (da 132 a 134). Stesso discorso per le superiori, dove l’incremento non supera mai i 10 euro, indipendentemente dall’indirizzo scolastico.

Numeri che non tengono conto dell’aumento medio dei prezzi dei libri, stimato al +3,5%, come rilevato da Confesercenti su un campione di 125 titoli scolastici di scuola secondaria. “Ogni anno i rincari oscillano tra il 2% e il 3%, con picchi maggiori in contesti di crisi come la guerra in Ucraina”, spiega Terzi, che evidenzia come circa la metà degli istituti scolastici italiani superi regolarmente i tetti di spesa imposti.

Il decreto introduce un’altra novità: le scuole potranno sforare i tetti fino al 15%, rispetto al 10% dell’anno precedente, a patto che il superamento sia motivato dal Collegio docenti e approvato dal Consiglio d’Istituto. Una concessione che, secondo Terzi, ufficializza lo sforamento già diffuso, senza affrontare le vere cause dell’aumento dei costi.

Una possibile alternativa, promossa nel testo ministeriale, riguarda l’adozione dei libri in versione digitale, che potrebbero comportare una riduzione di prezzo fino al 30%. Ma l’Italia, secondo i dati forniti da Confesercenti, è ancora lontana da una reale diffusione del digitale: solo l’1,2% dei testi adottati è in formato elettronico. Anche a livello internazionale si osserva un ritorno al cartaceo, supportato da studi che confermano una maggiore efficacia nell’apprendimento attraverso testi tradizionali.

Le delibere di adozione dei libri devono essere completate entro metà maggio, con la possibilità di confermare i testi già in uso o adottarne di nuovi, inclusi quelli destinati agli studenti non vedenti o ipovedenti, secondo le norme sull’accessibilità previste dalla legge 4/2004.

Nel frattempo, anche l’Antitrust è al lavoro da settembre 2023 per studiare interventi a sostegno delle famiglie nel mercato dei testi scolastici. Le misure previste coinvolgono anche le associazioni di categoria, tra cui il sindacato dei librai. “Noi siamo parte della task force, e continuiamo a segnalare quanto siano urgenti soluzioni strutturali e incisive”, aggiunge Terzi. “I genitori hanno ancora il diritto di contestare le adozioni se ritenute eccessive: farlo significa difendere il diritto all’istruzione accessibile per tutti”.

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