Affitti brevi, allarme in Città Alta: senza regole Bergamo rischia la desertificazione

Una sentenza del Consiglio di Stato limita i poteri dei Comuni: “Serve una normativa nazionale per difendere i centri storici”

La diffusione incontrollata degli affitti brevi preoccupa Bergamo e altre città d’arte, mentre una recente sentenza del Consiglio di Stato ha sancito l’impossibilità per i Comuni di regolare autonomamente le locazioni turistiche non imprenditoriali. Una decisione che colpisce anche il Comune di Sirmione e che, secondo molti amministratori locali, rischia di compromettere l’equilibrio tra vocazione turistica e diritto all’abitare.

A Bergamo, dove sono attivi quasi 1.400 annunci su Airbnb, la situazione è particolarmente critica in Città Alta, dove l’aumento esponenziale di locazioni brevi rischia di svuotare il quartiere di residenti. “La crescita del turismo è un’opportunità, ma dobbiamo trovare un punto d’incontro con la residenzialità”, ha dichiarato la sindaca Elena Carnevali, rilanciando l’appello già fatto in passato dall’ex sindaco Giorgio Gori.

La sentenza stabilisce che solo lo Stato può legiferare in materia di affitti brevi non imprenditoriali, in quanto rientrano nel diritto di proprietà e nella libertà contrattuale. Di conseguenza, i Comuni non possono imporre limiti o regolamenti su questo tipo di attività. Questo vuoto normativo sta alimentando un mercato parzialmente fuori controllo, in cui quasi il 70% degli host bergamaschi ha più di un annuncio sulla piattaforma, a testimonianza di un utilizzo spesso professionale, pur restando formalmente “non imprenditoriale”.

Oscar Fusini, direttore di Ascom Confcommercio Bergamo, sottolinea le ricadute sociali: “I giovani non trovano più case in affitto. Servono incentivi per chi affitta a residenti e un inasprimento della cedolare secca per gli affitti turistici”. Anche VisitBergamo, per voce del suo amministratore delegato Christophe Sanchez, denuncia l’impossibilità di agire: “Siamo senza strumenti. L’Italia è in forte ritardo rispetto ad altri Paesi europei”.

Barcellona, Madrid, Siviglia e altre città europee hanno già adottato limiti e restrizioni per contenere l’overtourism e riequilibrare il rapporto tra turismo e vita cittadina. In Italia, invece, la frammentazione normativa tra le Regioni e l’assenza di una legge nazionale lasciano spazio all’incertezza e alimentano un modello di sviluppo turistico sempre più aggressivo.

Il rischio, secondo il consigliere comunale Roberto Amaddeo, è che i centri storici diventino “irriconoscibili”, compromettendo la loro autenticità. “Dobbiamo puntare su un turismo più sostenibile, con soggiorni più lunghi e meno impattanti sul territorio”, afferma.

Senza un intervento legislativo deciso, l’espansione degli affitti brevi potrebbe tradursi in un progressivo svuotamento delle città storiche, minacciando non solo il diritto alla casa, ma anche la coesione sociale e l’identità dei luoghi.

Redazione

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Maurizio
1 anno fa

Buona parte del mercato degli affitti brevi sembra muoversi, in ogni singola città, come la costituzione di una specie di latifondo. Che respinge fuori dal suo perimetro tutto quello che non gli è funzionale.
Gli appoggi politici sono fortissimi.

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